Essere Conosciuti da Dio - Galati 4:8-20

Essere Conosciuti da Dio - Galati 4:8-20

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La volta scorsa abbiamo visto come Paolo spiega ai credenti di Galazia che se si é maturi si é liberi, altrimenti si resta schiavi sotto la legge ed il giudizio.

Dio ci ha lasciato la Sua Parola divisa nel vecchio e nuovo testamento.

Ora un testamento, parla di un'eredità concessa ai figli, e questa può essere ricevuta e gestita, solo se il figlio é maggiorenne. Legalmente, il figlio minorenne, é erede e padrone di tutto, ma praticamente vive come un servo perché non maturo, quindi, non capace di gestire il patrimonio paterno. Se un bambino andasse in un tribunale per reclamare i suoi diritti, il giudice lo ascolterebbe?

No! Non potrebbe.

Così noi, se siamo bambini, non potremo comprendere e godere,  la grandezza dell'eredità che Dio ci ha provveduto in Cristo, e sopra ogni cosa,  non potremo giungere realmente alla Sua presenza come figli perché saremo come servi e non figli.

In cosa devo dunque maturare?

Sicuramente nella mia relazione personale con Dio. Se conosco Dio avrò più confidenza con Lui e la mia paura di giudizio e castigo da parte di Dio, diventerà santo timore di Dio, nel non voler contristare il mio amatissimo, adorato Papà Celeste, che per Sua grazia ha deciso di giustificarmi in Cristo.

Quindi conosco Dio?

Cosa dice Paolo nel verso 9? Leggiamo Nel verso 9 parla di conoscenza di Dio. 

(Ricordiamo che siamo conosciuti da Dio, che Dio non può aver bisogno di più tempo per conoscerci, ma che ci conosce già meglio di noi stessi, che siamo noi ad aver bisogno per Sua grazia,  di conoscerlo meglio. Ricordiamo anche che ci comportiamo con gli altri secondo come conosciamo Dio, secondo la legge o la grazia)

Vediamo che questi versetti possiamo dividerli in due parti:

Dal verso 8-11 il tipo di fede (in base alla legge o alla grazia), ovvero l'albero

Dal verso12-20 il conseguente comportamento,  ovvero il frutto

Cosa vuole intendere Paolo?

Teniamo presente una cosa molto importante, che Paolo scrisse questa lettera ai Galati che erano degli ex pagani,  idolatri che poi avevano accettato Cristo.

Questi, prima credevano che per aver gioia nella vita dovevano fare sacrifici, offerte agli dei a seconda delle loro necessita,  sia per il raccolto, per l'amore, per la guerra o qualsiasi altro aspetto.

Quindi Paolo scriveva ad una chiesa che non adorava più altri dei,  non a dei pagani che adoravano idoli, come statue o elementi naturali.  Per esempio. Per una buona caccia si andava al tempio di Artemide, la Diana degli efesini,  per trovare l'amore si andava da Afrodite, per la musica da Apollo etc.

Paolo si rivolgeva a cristiani credenti oltre che al loro pastore.

Eppure i Galati si stavano comportando come pagani, una chiesa che invece di adorare le statue o altre divinità aveva come idolo la legge e le loro buone opere.

Non c'era il vangelo della grazia, ma bensì la legge e le opere, al centro della loro vita.

La legge al posto di Cristo,  quindi idolatria , anche se cristiana,  idolatria anche se nel nome di Dio.

Se non ricordo di essere stato conosciuto ed accettato da Dio per grazia così come sono, cado del peccato dell'idolatria e rinnego la grazia.

Cosa conosciamo di Dio, e sopratutto, come crediamo che Dio sia? Ora prova un attimo ad immaginare Dio. Cosa vedi con la tua mente?

Un pastore americano AW Tozer disse:" Quello che viene in mente quando si pensa a Dio rappresenta la cose più importante riguardo a chi sono io".

Se Dio per me è un giudice spietato, sarò un infelice, disperato destinato al fallimento.

Se per me è un Padre amorevole sarò sicuro e felice, anche nelle difficoltà e nei fallimenti, di essere sempre accettato da lui.

Da questo dipende il tipo di relazione che si avrà con Lui, da questo dipende la nostra vita, parte tutto da qui. 

Infatti, da come io immagino Dio tale sarò io come figlio e tali saranno anche le mie aspettative, la mia fede.

Vediamo un attimo il salmo 115.... Versi 4-8

“4 I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell'uomo. 5 Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, 6 hanno orecchi e non odono, hanno naso e non odorano, 7 hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano, la loro gola non emette alcun suono. 8 Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano.”

Se adoriamo Dio, abbiamo gioia di vivere e possiamo ammirare e godere la vita, comprendendo a pieno la grazia ed il dono di Dio.

Se adoriamo gli idoli diventiamo ciechi, sordi, muti e paralitici.

Questo l'ho vissuto sulla mia pelle.

Quando in passato immaginavo e pensavo a Dio,  avevo due immagini.

Una di un vecchio bellissimo , con una tunica marrone, con lo sguardo arrabbiato, circondato da nuvole e luce,  seduto su un trono con una barba bianca e lunghissima, un'entità distante, un giudice spietato e perennemente in collera con me a causa dei miei peccati, peccati che io non avevo capacita di non commettere, e per i quali non avevo rimedio alcuno. Ogni sera ripetendo i 10 comandamenti ne avevo infranti almeno l'80%.  L'altra immagine, come il 98% degli italiani,  di un Dio, che alle feste patronali arrivava sempre dopo di me. Perché ? Perché era fatto di legno, di gesso o di metallo, e doveva per forza essere trasportato dalle persone perché era solo una statua.

Ora pensiamo insieme ad una cosa. Se questa statua non può fare nulla, come potrà essere un Dio onnipotente, e sopratutto quale tipo di fede sarà la mia fede e come potrà aiutarmi?

Ho bisogno di conoscere o di ricordare sempre chi è Dio veramente!

Andiamo un attimo in Genesi 17 : 1-7

1 Quando Abramo ebbe novantanove anni,  l'Eterno gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza(davanti a me),  e sii integro; 2 e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». 3 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e DIO gli parlò,  dicendo: 4 «Quanto a me,  ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni. 5 E non sarai più chiamato Abramo,  ma il tuo nome sarà Abrahamo,  poiché io ti faccio padre di una moltitudine di nazioni. 6 Ti renderò grandemente fruttifero. Quindi ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. 7 E stabilirò il mio patto fra me e te,  e i tuoi discendenti dopo di te,  di generazione in generazione; sarà un patto eterno,  impegnandomi ad essere il DIO tuo e della tua discendenza dopo di te. 

Cosa vediamo qui?

Qui vediamo il Dio Onnipotente ( El Shaddai) , il creatore di tutte le cose, Colui che può fare ogni cosa,  che rivela ad Abramo, il piano che ha per la sua vita ed il proposito della sua discendenza, e dopo questo gli dice Sarò il tuo Dio.

Altro che statua incapace,  di fare o dire alcunché,  qui vediamo un Dio grande, maestoso e tremendo.

Leggiamo ancora un attimo In Genesi 22: 15-18 Dio mette alla prova la fede di Abrahamo...

15 L'Angelo dell'Eterno chiamò dal cielo Abrahamo una seconda volta e disse: 16 «Io giuro per me stesso,  dice l'Eterno,  poiché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio,  l'unico tuo figlio,  17 io certo ti benedirò grandemente e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; e la tua discendenza possederà la porta dei suoi nemici. 18 E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza,  perché tu hai ubbidito alla mia voce».

Qui vediamo che l'Angelo dell'Eterno, in questo caso figura di Gesù stesso,   promette ad Abrahamo ricche e larghe benedizioni, moltiplicazione della discendenza ed anche vittoria sui suoi nemici. Ora in Cristo anche noi siamo, per la fede, discendenti di Abrahamo ed eredi di tali benedizioni e vittoria.

Quindi, ora torniamo al punto principale. 

I Galati non adoravano statue o idoli visibili, ma un idolo più insidioso,  invisibile,  la legge. Paolo sta dicendo che come le statue non possono essere potenti di salvare,  così la legge, il volersi avvicinare a Dio mediante la legge,  e quindi le "buone opere", equivale ad adorare una statua, come la statua, l'applicazione della legge per la salvezza,  è impotente, muta, cieca, sorda, alla grazia di Dio.

Dunque.

Come ricordavano i Galati l'immagine di Dio, che relazione avevano con Dio? Che immagine ho di Dio,  e relazione ho io con Lui?

Una volta che abbiamo l'immagine giusta, poniamoci insieme anche questa domanda.

Cos'è un idolo?

Un idolo può essere un personaggio politico, dello spettacolo, un ministro di Dio,  una moglie, un marito, i figli, la famiglia in generale,  la mia casa, la mia auto o il mio lavoro.

Tutto ciò che per me ha un valore quanto Dio, se non superiore, é un idolo.

Dio paragona l'idolatria all'adulterio, al tradimento verso di Lui da parte del popolo.

Più in profondità? Non si tratta solo di un valore dato alle cose. Si  tratta di quello che realmente sto rincorrendo per la soddisfazione totale e suprema della mia vita,  o per giungere alla "salvezza".

Tim keller in un'occasione ha detto:

"il cuore umano prende le cose buone come un successo nella carriera,  l'amore,  i beni materiali, anche la famiglia,  e li trasforma in cose che rappresentano lo stato ultimo per la vita, le più importanti. I nostri cuori le glorificano come il centro delle nostre vite,  perché,  pensiamo,  possono darci il senso della vita,  la sicurezza, e  la realizzazione,  se li raggiungiamo"

Che cos'è un idolo? È qualcosa per voi più importante di Dio,  tutto ciò che assorbe il vostro cuore e la fantasia più di Dio,  qualsiasi cosa tu cerchi di darti, o raggiungere, in realtà è ciò che solo Dio può ti può dare ".  

Tra l'altro,  per  le persone di tutto il mondo,  più fondamentale, più importante di Dio è la propria felicità,  dare un senso alla vita, tutto questo senza coinvolgere Dio, ecco che allora tutto è diventato un idolo.

Si cerca in realtà  nella vita,  ciò che solo Cristo,  può realmente dare.

Cristo, più il nulla,  è sempre tutto ciò di cui avrai veramente bisogno, è sempre piena realizzazione e soddisfazione di tutto il tuo essere.

Per i Galati l'idolo era la legge e l'illusione di piacere a Dio, di aggiustarsi la coscienza con qualche opera buona, servire un senza dimora, un malato, un affamato, o qualsiasi altra  opera; e per noi quale potrebbe essere?

Come posso riconoscere se ho idoli nel mio cuore? 

Certamente con la grazia di Dio che ci apre gli occhi, ma anche dalle  priorità che diamo alle cose nella vita.

Che posto ha per me Dio nella mia vita?

Dio, la mia santificazione nella Parola, il coniuge, i figli, la famiglia, la chiesa, il predicare Cristo, il lavoro e poi il resto...

Sono queste le priorità? É questo l'ordine in tutta onestà o bisogna che riveda qualcosa nella mia vita?

Ho bisogno di Dio. 

Per i giudei in genere e per i Galati l'idolo era divenuto la legge stessa. 

Come,  la legge di Dio un idolo? 

Non proprio. In realtà dietro la legge, si nascondeva il proprio orgoglio nella conoscenza della parola, di poter giudicare gli altri, di guardarli dall'alto in basso, magari dicendo o facendo intendere, io sono migliore di te e se fai anche tu come me ti salvi,  o perfino di poter andare di fronte a Dio per dire che c'era qualche opera buona fatta, come per dire,  Dio,  sono a credito con te.

Paolo ricorda ai Galati il primo amore che loro ebbero per lui, e la carità mostratagli per la sua infermità, mostrando il frutto della grazia accogliendolo come Cristo stesso.

Ora che frutti manifestavano i Galati? 

L'inimicizia verso Paolo perché non seguendo la legge,  era automaticamente nemico di coloro che la seguivano,  da fratelli in comunione nello Spirito, coloro che non disprezzavano "i diversi ed impuri" come Cristo stesso non disprezzò mai nessuno e che accolse sempre tutti, loro,  i Galati, stavano diventando estranei oltre che nemici. Non soltanto nemici di Paolo ma  pur essendo figli di Dio, rischiavano di divenire nemici di Dio stesso rinnegando il sacrificio perfetto di Cristo, comportandosi da servi e non da figli.

Guardiamo il verso 19. Come abbiamo detto,  avevano cominciato a comportarsi come nemici ed  è questo il motivo che spinge Paolo a riprenderli, per ricordare loro chi sono in Cristo, figli di Dio non servi degli elementi.

Una vera assurdità, alla quale assistiamo ancora oggi anche nella cristianità.

Per esempio...

Come rispose il giovane ricco che troviamo in Marco10:17-31, dopo che questi si era sentito giusto con la legge, quando Gesù gli disse"Una cosa ti manca....." quale idolo nascosto , nel cuore del giovane ricco,  emerse?( Gesù dimostrò al giovane che non stava seguendo per niente la legge, perché mancava dell'amore verso Dio perché amava più il denaro, e dell'amore verso il prossimo, perché non volendo rinunciare ai suoi beni, dimostró tutto il suo egoismo.

Diceva in sostanza: Io senza le mie ricchezze non posso essere al sicuro perché confido nei miei soldi e non in Dio !  Non conosceva Dio e non era conosciuto da Dio...

Non é così per la maggioranza degli italiani religiosi, in tutte le confessioni religiose, con i loro fioretti, i loro pellegrinaggi, le loro processioni, le loro tradizioni o evangelizzazioni?Non é così per i tanti cristiani che distribuiscono trattati cristiani,  che predicano il vangelo per mettersi a posto la coscienza?

C'è chi è zelante perché vuole dominare le persone, magari impaurendole, approfittando della loro ignoranza nelle cose di Dio, e facendo credere che è un peccato da espiare con offerte o buone opere, perfino mancare ad una riunione di culto.

Lo zelo deve essere la predicazione del Vangelo, quello predicato con la mia e la tua vita. Il resto sono solo chiacchiere e religione!

Paolo rispiega ai Galati, e di conseguenza a noi, che non abbiamo bisogno di osservare tradizioni ma di mantenere la gioia che abbiamo ricevuto direttamente da Cristo quando é entrato nel nostro cuore.

Lo Spirito Santo attraverso Paolo, ci ricorda che noi siamo stati conosciuti da Dio...

Leggiamo un attimo solo in Matteo 7 cosa dirà Gesù a coloro che reclameranno di aver fatto opere buone? Vediamo

Matteo 7: 15-23

15 «Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore,  ma dentro sono lupi rapaci.(sono zelanti per voi ma non onestamente dice Paolo nel verso 17 di Galati 4) 16 Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine,  o fichi dai rovi? 17 Così,  ogni albero buono fa frutti buoni,  ma l'albero cattivo fa frutti cattivi. 18 Un albero buono non può fare frutti cattivi,  né un albero cattivo fare frutti buoni. 19 Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco. 20 Li riconoscerete dunque dai loro frutti.21 «Non chiunque mi dice: Signore,  Signore! entrerà nel regno dei cieli,  ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: "Signore,  Signore,  non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?" 23 Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me,  malfattori!"

Come può essere che Colui che vede nel segreto, Colui che sa tutto, su tutto e di tutti , Colui che scruta i pensieri e le vere motivazioni del nostro cuore, dirà  quel giorno a delle anime "Io non vi ho mai conosciuti?"

Per spiegarmi meglio in genesi dice che  Adamo conobbe Eva   ed ella gli partorì un figlio.

Conoscere significa comunione, relazione intima, relazione familiare, confidenza, non rapporto distante tra persone estranee e lontane tra loro.

L'osservare la legge non salva per niente, anzi ci condanna.

In 1 co 8:3 Paolo dice chi ama Dio è da lui conosciuto!

Chi ama Dio, intimamente, come si ama il papà migliore che possa mai esistere, non un papà con difetti, ma il Padre perfetto che mai sbaglia e mai delude.

Gesù disse se mi amate osservate i miei comandamenti.(Gio. 14:15)

Quale fu il nuovo comandamento di Gesù?

Vi do un nuovo comandamento.Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi, da questo riconosceranno che siete miei discepoli. (Gio. 13:34-35)

Questo sarà il frutto che si vedrà. Un comandamento di legge? 

No! Un comandamento di amore, di perdono, un comandamento di grazia,  per mezzo della fede, quale fede?

La fede  nella salvezza per SOLA grazia! Quella fede in Cristo crocifisso per i miei peccati, risuscitato e salito al Padre per giustificarmi, la fede che posso accostarmi a Dio con piena fiducia,   perché so che  Dio Padre mi guarda attraverso il Figlio,  e mi ritiene legalmente giusto,  anche se sono pieno di peccato, perché il sangue sparso dal Figlio ha pienamente, e per sempre, soddisfatto la giustizia del Padre. Quel sangue che grida al Padre ancora oggi :"Padre Perdona!"

Il sangue di Abele gridava: "Dio fammi giustizia!"

Ma Gesù gridò" Padre Perdona loro!"

Questo é il Vangelo! Il Vangelo della grazia.

Questo i Galati lo sapevano bene, però lo persero di vista, e se è successo a loro , cosa impedisce che possa succedere anche a noi, se non facciamo attenzione?

Se predichiamo o viviamo, un altro Vangelo, come disse Paolo, siamo proprio nei guai e nemici di Dio perché violiamo la gloria di Cristo, contristiamo lo Spirito Santo e rimaniamo sotto l'ira del Padre!

Paolo,  come già detto, scriveva ad una chiesa, quella di Galazia non a dei pagani idolatri, ad una comunità che manifestava  un problema gravissimo, quello di aver smarrito la via, tanto da far dire a Paolo che temeva di aver lavorato in vano.

Gesù disse Io sono la via, la verità e la vita.nessuno viene al Padre se non per mezzo di me    (Gio. 14:6) non sognarti neppure di arrivare al Padre mediante le tue opere o qualche altro mediatore. Senza Cristo il Padre ci rifiuterà.

Il problema che aveva la comunità dei Galati non è diffuso anche oggi in Italia?

C'è idolatria da parte  di persone che pregano le varie divinità, patrone dei pompieri, dei cani, delle città etc. Ma ci sono anche comunità cristiane che hanno accettato Gesù per grazia e poi stanno vivendo sotto la legge, giudicando gli altri,  e comportandosi da farisei.

Già , proprio da farisei, perché i farisei erano coloro che pensavano di essere i perfetti facitori della legge, coloro che conoscono a campanello le scritture, e con esse, invece di trasmetterti la grazia, le usano per farti vedere i tuoi difetti, ti fanno a pezzi ti caricano del peso della legge,  avendo dimenticato che la grazia ci dice di portare i pesi gli uni degli altri, di perdonarci gli uni gli altri,  e di onorarci l'un l'altro, ti allontanano da Dio, invece di portarti a Cristo, ti  mandano all'inferno invece di portarti alla casa del Padre.

Se viviamo nella grazia, anche commettendo qualche errore,  i nostri frutti saranno buoni, di edificazione e di incoraggiamento per gli altri. Se viviamo sotto la legge ci vedremo a giudicare gli altri e stranamente saremo sempre noi nella ragione e migliori degli altri .

Ora. Domandiamo a noi stessi una cosa. Sono conosciuto da Dio? Dio mi ha conosciuto veramente? E se mi ha conosciuto, ricordo come è il Suo carattere Rifletto il carattere del Padre?

Quale è il mio frutto?

Di legge?

Ovvero di autocondanna, tristezza e il giudicare tutto e tutti?

Di grazia?

Ovvero della gioia di sentirmi accettato da Dio, in Cristo,  nonostante tutte le mie innumerevoli mancanze e , ed accettare gli altri con tutti i loro difetti come Dio accetta e perdona me?

Abbiamo bisogno che lo Spirito Santo ogni giorno ci ricordi il carattere di Dio e che ci dia la  grazia di averlo anche noi di riflesso.

Capire realmente cosa significa essere conosciuto da Dio cambia tutto. Ora abbiamo più tempo per lavorare per essere conosciuti. Dio stesso ci perfeziona nel tempo. Non dobbiamo  più  vivere nella paura. Non abbiamo più bisogno di giudicare gli altri, di confrontarci con loro, abbiamo Cristo come modello.

Di questo avevano bisogno i Galati, e proprio di questo abbiamo bisogno noi oggi. Concludendo. Conoscere Dio ed essere da lui conosciuti,  ed i frutti che ne derivano.

Velocissimamente facciamo un salto sul capitolo 5 : 18-23 e vediamo quali frutti stiamo mostrando.

18 Ma se siete guidati dallo Spirito,  non siete sotto la legge. 19 Ora le opere della carne sono manifeste,  e sono: fornicazione,  impurità,  dissolutezza, 20 idolatria,  stregoneria,  inimicizie,  discordia,  gelosia,  ire,  contese,  divisioni,  sètte,  21 invidie,  ubriachezze,  orge e altre simili cose; circa le quali,  come vi ho già detto,  vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio. 22 Il frutto dello Spirito invece è amore,  gioia,  pace,  pazienza,  benevolenza,  bontà,  fedeltà,  mansuetudine,  autocontrollo; 23 contro queste cose non c'è legge. 24 Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. 25 Se viviamo dello Spirito,  camminiamo anche guidati dallo Spirito. 26 Non siamo vanagloriosi,  provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.

Di quale frutto ci nutriamo tale frutto manifestiamo.

Tutta la Bibbia non è una favola!

In Eden c'erano due alberi.

L'albero della Vita (Cristo che realizza ogni aspetto di noi senza che nemmeno chiediamo e ci porta a vita eterna)

L'albero della conoscenza ( auto realizzazione, essere dio di noi stessi, idolatria e morte eterna

Vogliamo vedere veramente le vite dei salernitani trasformate dal Vangelo di Cristo?

Guardiamo in noi stessi, le motivazioni del nostro cuore.

Perché siamo qui oggi? Per gioire insieme in Cristo o perché venendo in chiesa vogliamo sentirci di aver fatto una cosa per renderci graditi a Dio?

Fratelli io per primo ho bisogno di Dio! 

Voglio di più,  ho bisogno di conoscerlo più in profondità.

Ho bisogno che la mia vita rifletta il suo carattere.

Ho bisogno di essere rinnovato da Dio e di cambiare,  perché se Dio mostra attraverso di me il suo carattere io sarò cambiato , e attraverso di me,  il mio matrimonio, le mie figlie, i miei familiari, i miei fratelli in Cristo, gli amici, la città di Salerno e per gloria di Dio la nostra nazione.

Non conto io, non conta ciò che penso, ciò che posso insegnare ma conta solo che Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo unigenito Figlio!

Questo conta!

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Adottati dal Padre - Galati 3:25-4:7

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Adottati dal Padre - Galati 3:25-4:7

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Continuiamo il nostro studio del libro dei Galati, mentre San Paolo ci mostra ciò che il Vangelo è, ciò che il Vangelo non è, e ora cominciamo a vedere come il Vangelo ci cambia. La scorsa settimana abbiamo studiato lo scopo della legge di Dio. Se non siamo salvati, o resi migliori, seguendo la legge di Dio, perché Dio l’ha data a noi? Abbiamo imparato che in primo luogo Dio ci ha dato la legge per imprigionarci. A causa della legge, nessuno di noi può dire di essere "abbastanza buono" da meritare la salvezza.

La legge ci mostra chi siamo veramente. Siamo peccatori che hanno bisogno di essere salvati. La legge è anche come un tutore, il cui compito primario è quello di condurci a Cristo. Quando ci rendiamo conto di quanto siamo peccatori, e quanto siamo incapaci di guadagnare la strada per Dio, la legge allora ci mostra come possiamo essere salvati solo per grazia, solo mediante la fede. E una volta che la legge ha compiuto il suo lavoro, una volta che ci ha condotto a Cristo, moriamo per esso e non siamo più sotto il suo potere di condannarci.

Così ora, attraverso la sola fede, non ci relazioniamo più a Dio e alla sua legge come criminali, nemici e schiavi. Non siamo più "rinchiusi in prigione", in attesa della morte e la condanna. Paolo ci mostrerà oggi che attraverso la sola fede ci relazioniamo a Dio come i suoi amati figli. E questo cambia tutto.

Leggiamo Galati 3:25-4:7

Così Paolo sta contrastando due diverse realtà. In primo luogo, ‘prima che voi aveste fede', e in secondo luogo ‘dopo che voi aveste fede'. Sta contrastando, ancora una volta, cosa significa essere salvati di fede, o cercare di essere salvati dalle opere buone. Prima di avere una fede salvifica in Cristo, siamo trattati come prigionieri e schiavi, con la speranza che la legge possa agire come tutore e condurci alla fede in Cristo. Ma finché questo non avviene, la nostra identità rimane invariata.

Siamo schiavi del peccato, prigionieri della legge e nemici di Dio in attesa del suo giudizio su tutto ciò che abbiamo fatto peccando contro di lui. Questa identità non cambierà mai, a meno che la fede entri in gioco. E non una fede generica in Dio o una fede generica in Gesù. Siamo salvati solo attraverso una fede specifica nel messaggio del Vangelo. Il messaggio che siamo salvati per la sola grazia di Dio, attraverso la sola fede, secondo la sola vita di Gesù. Nel momento in cui riponiamo la nostra fiducia in quel messaggio, in contrapposizione al falso messaggio di "salvezza per opere", noi siamo salvati e la nostra identità cambia. Paolo ci dice che ora siamo "figli di Dio per la fede."

Questa dottrina, questa idea che ora siamo "figli di Dio mediante la fede", è il cuore stesso della vita cristiana. Non è qualcosa per cui stiamo lavorando, è una identità che già abbiamo, e che già siamo. Mediante la fede, siamo figli di Dio.

Ma questo implica che non sia un'identità universale. La maggior parte della gente pensa che siamo tutti figli di Dio quando nasciamo. Ma la Bibbia non dice nulla del genere. Sì, siamo tutti creazioni di Dio. Ma essere suoi figli è una storia completamente diversa. Diventiamo suoi figli solo quando abbiamo fede nel Suo Figlio, Gesù Cristo. Diventiamo figli di Dio mediante la fede.

"Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome.” Giovanni 1:12

Quindi, in che modo la fede in Cristo implica che siamo trattati come figli? Guardate il versetto 27. Mediante la fede, Paolo ci dice che ci siamo rivestiti di Cristo. Siamo letteralmente ricoperti dalla veste di Cristo. Cosa significa questo? Perché Paolo sceglie questa metafora?

In primo luogo, essa rivela la nostra nuova identità. I vestiti spesso raccontano chi sono le persone. Una uniforme, per esempio, può dirci che tipo di lavoro fate. Il nostro stile può identificarci con una certa classe sociale o un gruppo di persone. Ma dire che Cristo è il nostro abito è dire che, alla fine, che non ci identifichiamo in nessuna di queste classificazioni. Ora ci identifichiamo principalmente in Cristo. Siamo cristiani prima di essere qualunque altra cosa.

In secondo luogo, ci mostra la vicinanza del nostro rapporto con Cristo. Non c'è nulla di più "vicino" a voi che i vostri vestiti. Vanno ovunque con voi, vi affidate a loro per ripararvi. Abbiamo istante per istante dipendenza dai vestiti che indossiamo. Allo stesso modo, i cristiani sono chiamati ad avere istante per istante dipendenza da Cristo, pienamente consapevoli della vicinanza della nostra relazione con lui mediante la fede.

In terzo luogo, ci ricorda la nostra accettabilità a Dio. Gli abiti coprono la nostra nudità, la nostra vergogna. Poiché siamo rivestiti di Cristo, Dio non ci vede per chi siamo veramente. Dire che siamo rivestiti di Cristo vuol dire che agli occhi di Dio siamo amati grazie a Gesù. Quando Dio ci guarda, sceglie di vedere le opere di suo Figlio. Gesù ci ha tolto i nostri stracci sporchi di peccato e vergogna e ci ha dato da indossare la Sua giustizia e perfezione.

Questo è il motivo per cui Dio può chiamarci figli. Mediante la fede riceviamo interamente una nuova identità e una nuova vita. Va ben al di là dell'obbedienza alle regole. La fede ci porta in una relazione d'amore con Cristo che cambia ogni aspetto della nostra vita. Paolo sta dicendo siamo amati da Dio, e pienamente accettati da Dio, sulla base della nostra nuova identità come suoi figli.

E di conseguenza Paolo ci mostra ciò che questo significa per noi in comunità. Che in Cristo siamo un tutt’uno. Il Vangelo è un grande strumento che ci rende uguali. Non importa quale sia il nostro storia, non importa chi eravamo prima, in Cristo siamo uniti come uno. Questo perché la prima e più importante parte della mia identità non è il mio lavoro, il mio sesso, o la mia classe sociale. E' la mia identità di cristiano. La mia identità come figlio di Dio. Questo significa che tutti i muri che normalmente dividono le persone cadono davanti alla croce. Paolo ci mostra tre strade nel verso 28.

Primo, le barriere culturali. "Né Giudeo né greco" dice. Nella famiglia del popolo di Dio, non c'è posto per le divisioni culturali. Persone di una cultura non devono diventare come le persone di un'altra cultura al fine di diventare più accettate da Dio. Né abbiamo bisogno di guardare dall'alto in basso quelli di altre culture e provenienze. Nella chiesa, dovremmo accettare l'un l'altro con amore, nonostante una diversa razza, cultura o un diverso passato.

Secondo, le barriere della classe sociale. "Né schiavo né libero." Nel mondo, si tende a trascorrere il tempo solo con quelli che sono come noi. I ricchi escono con ricchi, i poveri con i poveri. Avvocati e medici non escono con camerieri e baristi. Come popolo di Dio, cerchiamo di superare le barriere e di portare l'unità. Riuscite a immaginare uno schiavo condividere un pasto con un aristocratico 2000 anni fa? Questo è ciò che Paolo stava chiamando la Chiesa a fare. La vera unità non ha muri.

Terzo, le barriere di genere. "Né maschio né femmina." Questo è stato probabilmente uno dei principali ostacoli ai tempi di Paolo. Le donne erano considerate assolutamente inferiori agli uomini. Ma Paolo sta dimostrando che nulla è al di fuori della chiamata dei Vangeli all'unità. Perché le donne sono uguali davanti a Dio, allora devono essere trattate come uguali nella chiesa. 

Vedete, il Vangelo cambia la nostra prospettiva su ogni sfera della vita. E questo viene mostrato attraverso la comunità cristiana. Siamo uomini e donne che vedono come prima priorità quella di raggiungere la nostra nuova identità come cristiani. E Paolo vuole che il Vangelo abbatta le barriere tra noi, in modo che possiamo riflettere la vera natura della grazia verso un mondo che è attorno a noi e che ci osserva. In sintesi, il suo ragionamento è questo:

Primo: Quando abbiamo capito che siamo tutti peccatori, il nostro orgoglio viene rimosso. Non possiamo più pensare di essere migliori delle altre persone. Senza distinzione di razza, sesso, stato sociale; a prescindere dalla vostra conoscenza teologica, i vostri doni e passioni; indipendentemente dalla vostra maturità spirituale, quanto o quanto poco peccate, o quanto bene "seguite" il Vangelo, siamo tutti ancora miserabili peccatori bisognosi della grazia di Dio. Quindi, non c'è ragione di creare muri divisori quando abbiamo tutti lo stesso inizio senza speranza. Dovremmo accettare tutti come uguali.

Secondo: i privilegi che otteniamo nel Vangelo sono così grandi che eliminano tutte le divisioni terrene. Siamo adottati nella famiglia di Dio, vestiti della giustizia di Cristo, e pieni di Spirito Santo. Come posso guardare dall'alto qualcuno che è rivestito di Cristo e chiamato Figlio di Dio? Oppure, perché mai dovrei essere geloso della posizione sociale di qualcun altro quando sono dichiarato perfettamente giusto e sono diventato figlio adottivo di Dio? Nient'altro dovrebbe contare.

Così Paolo ci dice che siamo diventati figli di Dio mediante la fede per essere rivestiti di Cristo, e questo dovrebbe portare a una unità nella chiesa che abbatte i muri divisori. Ma ora si arriva al cuore. Perché questo conta per voi, adesso?

"E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: "Abbà! Padre!". Così tu non sei più servo, ma figlio; e sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio." 4:6

In primo luogo, Paolo ci dice che cambia il modo di rapportarci a Dio. Non ci relazioniamo più a lui in un modo generico, distante. O peggio, non ci relazioniamo più a lui come nemici (che è quello che veramente siamo, prima della fede). Ora abita in noi e lo chiamiamo Padre. La parola "Abbà" sarebbe la parola con cui un bambino innocente chiama suo padre. “Papà" può essere una buona traduzione. Proprio come un bambino dice "papà", così i cristiani possono avere la certezza che Dio ci ama come figli, e lo possiamo chiamare "papà". Non ci rivolgiamo a lui come a un creatore lontano. Ci riferiamo a lui come il nostro amato padre. E questo si realizza per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi.

L'opera di Cristo è qualche cosa fatta esternamente a noi, ed è qualcosa che possiamo comprendere senza "sentire" niente nei nostri cuori. Può essere vero su di noi, ma potremmo non sentirlo mai. Ma l'opera dello Spirito è fatta internamente a noi, e permette ai nostri cuori di sapere (sia intellettualmente sia ora emotivamente) che siamo i suoi figli. Godiamo tutti i doni del Vangelo, come lo Spirito opera nei nostri cuori per aiutarci a sperimentare la gioia della nostra nuova salvezza.

In secondo luogo, Paolo ci dice che cambia la nostra eternità. Quali sono i privilegi di essere un figlio di Dio? Primo, abbiamo visto che ora abbiamo l'intimità con il nostro Creatore e Padre, ma ora Paolo ci sta dicendo che abbiamo autorità e privilegi come eredi.

Essere figlio di Dio significa che ognuno di noi è un erede. Ai tempi di Paolo, se un proprietario terriero non aveva figli, poteva adottare un servo o uno schiavo e farlo diventare suo erede. Quel servo, che ora è un figlio adottivo, ha il titolo giuridico su tutte le proprietà del padre, perché è stato trattato come figlio unico.

In Cristo, siamo schiavi che sono stati adottati dal Padre. Così ora possiamo avere una nuova fiducia e audacia ogni giorno. Non abbiamo più bisogno di camminare nella paura perché il nostro Padre possiede tutto! Il mondo può venire a mancare, potremmo perdere tutto quello che abbiamo in questa vita, ma ora abbiamo la garanzia che Dio condividerà tutta la sua gloria con noi in futuro. Mediante la fede, Dio ora ci tratta come se avessimo fatto tutto ciò che Gesù ha fatto. Siamo trattati come "figli unici", come Gesù. Abbiamo ereditato legalmente i diritti dello stesso Gesù. Possiamo avvicinarci a Dio come se fossimo belli, impeccabili, eroici e fedele come lo stesso Gesù. Tutto ciò che è suo, ora è il nostro.

Quindi la domanda è: vi state comportando come schiavi? O come figli?

Avete paura di avvicinarsi a Dio, per paura che possa rifiutarvi? Siete preoccupati per quello che sarà il futuro, mettendo tutta la vostra speranza in ciò che questa vita ha da offrire? State lavorando duramente per essere accettati da Dio, con la piccola speranza che un giorno Dio potrebbe risparmiarvi se siete stati abbastanza buoni?

OPPURE state rivolgendovi fiduciosi al padre in preghiera, gridando: "Abbà, papà!". Siete rallegrati da quello che vi è stato promesso attraverso il Vangelo? Che Dio sta creando un posto per voi in sua presenza per sempre? Che tutto ciò che il Padre possiede ve lo darà un giorno, indipendentemente da quanto siete stati buoni? Che in Cristo siete perfettamente e completamente accettati, solo per grazia mediante la fede?

Agiamo come figli. Confidiamo in Cristo per la nostra salvezza, e abbiamo fiducia nello Spirito perché possa darci la certezza di camminare in questa verità. Prego che oggi voi sappiate che attraverso la sola fede siete figli di Dio, co-eredi con Cristo, e non abbiate nient’altro da dimostrare. E prego che questa speranza inondi i vostri cuori con l'assicurazione che cambia la vostra vita e che siamo Suoi per sempre.

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Che ruolo ha la legge nella vita dei Cristiani? - Galati 3:15-25

Che ruolo ha la legge nella vita dei Cristiani? - Galati 3:15-25

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Nelle ultime sei settimane abbiamo studiato il libro di Galati per capire la vera natura del Vangelo. L'autore, San Paolo, ci ha ripetuto più e più volte che siamo salvati per sola grazia, mediante la sola fede, dalle opere di Cristo solo. Non c'è niente che possiamo fare per guadagnare la nostra salvezza, o l'accettazione da Dio. Per natura siamo peccatori. Ribelli contro la legge di Dio. Criminali nel Regno di Dio. Ma abbiamo speranza. Poiché per mezzo di Gesù, tutto cambia.

Gesù non è venuto sulla Terra per essere un grande maestro e un esempio di morale da seguire. Certo, era entrambe le cose. Ma non è il motivo per cui è venuto. Egli è venuto per essere un soccorritore. E lo ha fatto diventando il nostro sostituto. Sulla croce sono accadute due cose meravigliose. Un grande scambio. In primo luogo, ha preso l'intera pena del peccato che noi meritiamo, ed è stato punito per questo. In secondo luogo, ci ha dato la sua piena giustizia, in modo che Dio non ci veda più come peccatori ma come santi e giusti. Questa è la buona notizia del Vangelo. Una completa sostituzione avvenuta sulla croce, e noi la sperimentiamo attraverso la sola fede.

Ma cosa significa questo adesso? Se siamo liberati dal peccato attraverso la croce, significa che possiamo peccare quanto vogliamo? Se non raggiungiamo la salvezza seguendo la legge, questo significa che possiamo gettare via la legge? Questo sarà oggi la materia del nostro studio. Paolo, nel prossimo capitolo della sua lettera, ci porta più a fondo nella legge. Ci dice in primo luogo ciò che la legge non fa, e ciò per cui non è stata fatta. E poi ci dice il vero scopo della legge, e cosa significa per noi ora che siamo cristiani. In altre parole, ora che siamo cristiani, come appare il nostro rapporto con la legge di Dio?

Mentre leggiamo il testo di oggi, tenete a mente che potrebbe esserci un po’ di confusione. Paolo sta parlando in modo molto specifico su un argomento molto difficile. Un argomento che molti hanno frainteso per migliaia di anni. Dobbiamo tenere a mente che tutta la parola di Dio ha solo una vera interpretazione. Dio non è un Dio di confusione, e lui non cambia idea. C'è una sola verità, ed è il nostro lavoro come suo popolo farci da fare per capire cosa sia quella verità. E oggi, è il mio lavoro come vostro pastore è cercare di aiutare ognuno di noi a dare un senso a questo difficile testo della Scrittura, in modo che possiamo capire meglio cosa significhi veramente. Quindi, mentre leggiamo, teniamo a mente che cercherò di spiegare tutto nel modo più semplice possibile.

LEGGIAMO Galati 3:15-25

Prima di tutto lasciatemi introdurre ciò che Paolo sta cercando di chiarire. Paolo ha raccontato loro che siamo sempre stati salvati solo per grazia, mediante la sola fede. La settimana scorsa abbiamo visto come Paolo usò l'esempio di Abraamo, che era il patriarca della nazione ebraica. Se Abraamo era stato salvato per sola fede, sostiene Paolo, non dovremmo noi essere salvati in quel modo?

Ma quelli che si oppongono a lui potrebbe dire "certo, Abraamo è stato salvato credendo nella promessa di Dio, ma poi Dio ha dato loro la legge da seguire. La legge è arrivata dopo la promessa, quindi ora siamo salvati mediante la fede e la legge, e non più per la sola fede".

Così, per aiutarci a capire meglio, Paolo ci dà un esempio di vita reale. Fa notare come un contratto tra uomini sia vincolante, e quasi impossibile da cambiare. La parola che usa è "diatheke", che tradotto letteralmente significa "un patto" o un'altra parola per un "testamento legale". Questo è un grande esempio, perché una volta che un testamento è realizzato legalmente è obbligatorio, non importa quale cambiamento può verificarsi. Ad esempio, se una vedova morente lascia tutto il suo patrimonio alla figlia povera e non lascia nulla al figlio ricco, tale documento giuridico è vincolante, anche se il figlio ricco perde tutta la sua ricchezza il giorno dopo la morta della madre. La "volontà" rimane la stessa, nonostante le nuove condizioni della famiglia.

"Certo", dice Paolo, "la legge è venuta 430 anni dopo la promessa, ma questo non cambia niente!" Guardate il versetto 17. Paolo dice: "Ecco quello che voglio dire: un testamento che Dio ha stabilito anteriormente, non può essere annullato, in modo da rendere vana la promessa, dalla legge sopraggiunta quattrocentotrent'anni più tardi." (3:17)

Dio aveva promesso ad Abraamo che lo avrebbe salvato, e benedetto, per grazia. E Abramo credette alla promessa di Dio e fu salvato. Come può la venuta di una legge cambiare la natura stessa della promessa di Dio? Non può. Se la legge data a Mosè fu data come una via di salvezza, allora vuol dire che Dio cambiò idea e voltò le spalle alla Sua promessa. Ma la storia della promessa di Dio ad Abraamo ci dice perché questo è impossibile.

Diamo un'occhiata a Genesi 15 per capirne di più su questa promessa. Subito dopo che Abraamo credette alla promessa di Dio, egli pose questa domanda molto semplice.

"O Signore Dio, da che cosa posso conoscere che ne avrò il possesso?" Genesis 15:8

"Come posso saperlo?" Esclama Abramo! "Sto affidando tutta la mia vita a te, come posso essere sicuro!?" Questo è ciò che Dio gli dice.

Il Signore gli rispose: "Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione." Egli prese tutti questi animali, li divise nel mezzo e pose ciascuna metà di fronte all’altra. Genesi 15:9-10

Questo può sembrarci strano, ma ai tempi di Abraamo è così che veniva siglato un patto. Avrebbero preso gli animali, li avrebbero tagliati a metà e creato un passaggio tra di loro. Poi, ciascun stipulatore di contratto avrebbe camminato attraverso gli animali. Era un modo molto grafico di dire "Se rompo questo accordo, possa io essere tagliato a metà. Meriterò di morire, proprio come hanno fatto questi animali!" Dio non ha solo fatto una promessa ad Abraamo, ma l’ha sigillata con un patto.

La cosa incredibile è che Abraamo non passò mai attraverso, solo Dio lo fece! Questo fu il giorno in cui Dio strinse un patto con Abraamo. Era la sua sola promessa perché era il suo solo lavoro. E Dio sarebbe morto prima di romperla.

Ma alla fine lui è morto! Ma non perché ha rotto l'alleanza. Dio è morto al fine di mantenere il patto. Poiché ci ama così tanto, Dio Figlio è morto sulla croce al fine di rendere possibile per noi ricevere la promessa della salvezza. E' per grazia che siamo salvati, mediante la fede, e secondo la promessa di Dio.

Paolo sta continuamente allontanando le nostre orecchie dai falsi messaggi di salvezza attraverso le opere, avvicinandole di nuovo al dolce messaggio della grazia. Sta spingendo i nostri cuori lontano dalla fiducia nelle nostre prestazioni, avvicinandoli di nuovo alla consapevolezza che siamo pienamente accettati attraverso le sole prestazioni di Cristo. Sta continuando a spostare il nostro sguardo lontano da noi stessi e di nuovo verso croce di Cristo.

Quindi, per quanto riguarda la legge? Che cosa significa per noi adesso? Paolo c'è lo dice nel versetto 19.

"Perché dunque la legge? Essa fu aggiunta a causa delle trasgressioni.” 3:19

E’ stata data a causa del peccato, fino alla venuta di Cristo. La legge non è venuta a raccontarci della salvezza, ma del peccato. Il suo scopo principale è quello di mostrarci il nostro problema. Che siamo trasgressori della legge. Criminali. E ci dimostra che noi non siamo la soluzione, dal momento che non possiamo rispettare la legge perfettamente. Lo abbiamo già visto nel capitolo 2. Ma qui, Paolo rende questa idea in maniera più profonda. Egli dice che la legge non è mai stata destinata a dare vita, piuttosto "la legge ci ha messi in prigione, o imprigionato il mondo intero sotto il peccato."

Questo è ciò che fa la legge. Ci mostra il nostro peccato e ci rinchiude in prigione. Ci dimostra che non siamo solo peccatori, ma siamo prigionieri del peccato e incapaci di liberare noi stessi. Ci mostra che non siamo all’altezza delle richieste di Dio, ma che siamo completamente sotto il potere e l’autorità del peccato. Ci dimostra che abbiamo bisogno di essere salvati. La legge ha il potere di mostrarci che non siamo giusti, ma non ha il potere di renderci effettivamente giusti.

In sintesi, Paolo ci dice nel versetto 22 che "ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinché i beni promessi sulla base della fede in Gesù Cristo fossero dati ai credenti.” La legge fa il suo lavoro per guidarci al ravvedimento e alla fede. Essa ci mostra il nostro bisogno di essere salvati. La legge, quindi, non si oppone alla promessa (come Paolo ci dice nel versetto 21). Infatti, la legge sostiene la promessa della salvezza per sola grazia, mostrandoci il nostro bisogno di essa. Più avanti Paolo ci dice come.

Guardate ai versetti 23 e 24. Paolo usa due metafore per descrivere come funziona la legge nelle nostre vite.

In primo luogo, ci dice che la legge è come una guardia.

"Ma prima che venisse la fede eravamo tenuti rinchiusi sotto la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata." 3:23

Qui, le parole greche significano che siamo "tenuti prigionieri" o "rinchiusi in prigione", il che significa essere sorvegliati da una guardia militare.

In secondo luogo, ci dice che la legge è come un precettore.

"La legge è stata come un precettore per condurci a Dio, affinché noi fossimo giustificati per fede". 3:24

La legge è il nostro supervisore. Nelle case, ai tempi di Paolo, il tutore (o precettore) era di solito uno schiavo che supervisionava i bambini. Avevano autorità sul bambino a nome dei genitori. In entrambe queste metafore, la guardia e il tutore ci tolgono la libertà. In entrambi i casi il nostro rapporto con la legge non è intimo né personale.

Quindi, ecco come funziona la legge nelle nostre vite. In primo luogo la legge ci imprigiona, poi ci spinge verso Cristo. La nostra incapacità di seguire la legge di Dio ci rinchiude in cella e ci condanna. Ci mostra il nostro peccato e chi siamo veramente. Ma poi la legge diviene come un tutore, ci rialza e ci mostra il modo in cui dovremmo proseguire. Non sulla strada delle opere, ma ci indica la strada della fede, "affinché" dice Paolo "possiamo essere giustificati dalla fede." Ci mostra che abbiamo bisogno della salvezza per grazia.

Un pastore britannico, John Stott, ha detto questo:

"Dopo che Dio fece la promessa ad Abraamo, Egli diede la legge a Mosè. Perché? Doveva rendere le cose peggiori prima di poterle rendere migliori. La legge espose il peccato, provocò il peccato, condannò il peccato. Lo scopo della legge era quello di sollevare il coperchio della rispettabilità dell'uomo e rivelare ciò che c’era veramente sotto - peccaminoso, ribelle, colpevole, sotto il giudizio di Dio e incapace di salvare se stesso.

E oggi alla legge deve ancora essere consentito di fare il proprio dovere. Non dobbiamo mai ignorare la legge e venire direttamente al Vangelo. Nessun uomo ha mai apprezzato il Vangelo fino a quando la legge ha rivelato che egli è veramente. E' solo contro l'oscurità del cielo notturno che le stelle cominciano ad apparire, ed è solo sullo sfondo scuro del peccato e del giudizio che il Vangelo risplende".

Così la legge ci imprigiona fino alla venuta della fede. E una volta che la fede viene, e accettiamo Cristo come nostro Salvatore, abbiamo imparato la lezione che la legge ha cercato di insegnarci come nostro tutore.

Ora, se non credete nel vangelo, nel messaggio che Gesù è Dio, che è nato da una vergine, che ha vissuto una vita perfetta, che è morto per i vostri peccati, che è risorto dai morti e che si è salvato solo per grazia, mediante la sola fede, lontano da eventuali opere buone... se non credete in quel vangelo, allora rimarrete nel vostro peccato, imprigionati dalla legge, e state solo aspettando la sentenza e la condanna da Dio per sempre.

Ma se credete in quel messaggio, allora tutto cambia. Non ci relazioniamo più a Dio e alla sua legge come prigionieri e schiavi. Ci relazioniamo a Dio come suoi figli. Siamo adottati nella sua famiglia, e ora abbiamo una nuova motivazione per obbedire a Dio. Il vangelo significa che non obbediamo più alla legge per paura della condanna, o con la speranza che ci possa salvare. Noi obbediamo alla parola di Dio perché i nostri cuori sono pieni di gratitudine, e desideriamo piacere a Dio e diventare come il nostro Salvatore.

Obbediamo alla parola di Dio perché, come suoi figli, confidiamo che essa porterà la benedizione. Obbediamo alla parola di Dio perché sappiamo che piace al nostro Padre. Obbediamo alla parola di Dio sapendo che siamo già pienamente accettati in Cristo, e non c'è niente che possiamo fare per guadagnare di più il suo amore. Obbediamo alla parola di Dio perché abbiamo ricevuto gratuitamente la grazia di Dio. Questa è la vera libertà. E la vera libertà non significa che siamo liberi di vivere in qualunque modo vogliamo vivere. La vera libertà vuol dire che ora abbiamo la motivazione e la forza di vivere come dovremmo vivere.

Così la legge e la grazia lavorare insieme nella salvezza cristiana. Molte persone vogliono un senso di gioia e di accettazione, ma non vogliono ammettere la gravità del loro peccato. Non daranno ascolto all'analisi dolorosa della legge espressa dalla nostra vita e dai nostri cuori. Ma finché non vedremo quanto siamo impotenti e peccatori, il messaggio di salvezza non sarà veramente liberatorio. Finché non sapremo quanto è marcio il nostro debito, non potremo avere alcuna idea di quanto sia stato grande il pagamento di Cristo. Se pensiamo che non siamo poi così male, l'idea della grazia non ci cambierà mai.

La legge ci mostra chi siamo veramente. E così la legge ci permette di vedere chi è realmente Cristo: il nostro Salvatore, Colui che obbedisce alla legge per nostro conto e poi morì al posto nostro affinché noi potessimo ricevere la benedizione promessa della salvezza. La legge ci permette di amare Gesù, e ci permette di mostrare il nostro amore attraverso una grata obbedienza a Lui.

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Vivere per Fede O per Opere? - Galatians 3:1-14

Vivere per Fede O per Opere? - Galatians 3:1-14

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Oggi iniziamo il terzo capitolo della lettera di Paolo alle chiese della Galazia. Per i primi due capitoli, Paolo stava ponendo una solida base per la sua lettera. Che siamo salvati per sola grazia, mediante la sola fede, attraverso le buone opere del solo Gesù.

Sta scrivendo questo per ricordare alle chiese del Vangelo che predicò loro, e per combattere contro un crescente gruppo di leader religiosi che contestavano quel vangelo. Essi insegnavano che siamo salvati mediante la fede, più una buona vita. Un messaggio che è molto familiare al popolo italiano. Ma, secondo Paolo, qualsiasi messaggio che insegna che siamo salvati per fede più le opere buone è un messaggio che deve essere condannato. Se volete saperne di più su questo, perché so che è una questione forte, vi invito ad ascoltare (o leggere) i nostri precedenti sermoni dove abbiamo studiato i capitoli 1 e 2. Potete farlo sul nostro sito web, che è incluso nel bollettino che avete ricevuto.

Oggi, Paolo comincia a parlare di più della vita reale. Sta spostando la conversazione da "come possiamo essere salvati quando moriamo" a "come facciamo a vivere una nuova vita ora". Ora Paolo ci mostra che il Vangelo non è solo il modo per entrare nel regno di Dio, ma è anche il modo in cui camminiamo ogni giorno come popolo di Dio. Non siamo solo salvati dal Vangelo, ma cresciamo e siamo trasformati dal Vangelo. Egli ci sta dicendo qui che non cominciamo dalla fede e poi cresciamo con le buone opere. Non lasciamo mai il Vangelo alle spalle. Questa idea è così importante, perché Dio non ci salva lasciandoci come siamo. Allo stesso modo del nostro padre amorevole che ci salva e vuole trasformarci. Quindi passeremo le prossime settimane a studiare insieme ciò che significa. La mia preghiera per noi, come lo era quella di Paolo per la chiesa in Galazia, è che Dio ci aiuti a vedere il Vangelo in un modo che cambia tutto in noi. Che la grazia di Dio ci trasformi in persone nuove, che vivono per la gloria di Dio.

Leggiamo Galati 3:1-14

"O Galati insensati! Chi vi ha ammaliati, voi, davanti agli ai cui occhi Gesù Cristo è stato rappresentato crocifisso? Questo soltanto desidero sapere da voi: avete ricevuto lo Spirito per mezzo delle opere della legge o mediante la predicazione della fede? Siete così insensati? Dopo avere cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne?" vs 1-3

Nei versetti 1-3 Paolo inizia ricordando loro come sono stati convertiti dal paganesimo. Erano Gentili senza fede che avevano ricevuto un messaggio che era stato insegnato loro. E quel messaggio era che "Gesù Cristo è stato chiaramente rappresentato come crocifisso." C'era stato un messaggio comunicato a loro. Paolo andò da loro predicando Gesù. Non stava predicando la religione. Non stava predicando legge della chiesa. Non stava dicendo loro come vivere e cosa dovevano fare. Disse loro come Gesù aveva vissuto, e ciò che Gesù aveva fatto per loro sulla croce.

La passione di Paolo era di mostrare loro Gesù. Di dipingere un quadro per loro della bellezza della croce. Per aiutarli a vedere la grandezza dell'opera di Gesù per loro. E lo Spirito di Dio li guida ad ascoltare e a credere. Questo era il risultato. Paolo dice che furono salvati, e poi ricevettero lo Spirito, attraverso "l’ascoltare con fede". Letteralmente, in lingua greca originale, vuol dire che "credevano in ciò che ascoltavano.”

Qui, gli sta ricordando del messaggio in cui credettero all'inizio. Che siamo salvati per mezzo di Gesù, per la sola fede. Ma credere nel Vangelo non è soltanto accettare mentalmente fatti su Gesù. Lui è vissuto, è morto, è risorto... per esempio. E' credere alle implicazioni della sua vita e della sua morte. Che non possiamo raggiungere la salvezza seguendo la legge. Ma siamo salvati per grazia.

Paolo ci dice nel versetto 3 che il nostro problema è che cerchiamo di essere "perfezionati con la carne". Usa la parola greca "epitelio", che significa "completamento" o "rendere integri". Egli descrive il modo naturale in cui tutti viviamo. Per natura cerchiamo di completare noi stessi, di renderci integri confidando nei nostri buoni sforzi, nei nostri standard morali, nelle nostre conquiste relazionali. Ma Paolo dice che credere il vangelo significa che dovete smettere di cercare di rendervi integri in quel modo. Smettiamo di "osservare la legge" come un modo per perfezionare noi stessi.

Prima di diventare cristiani, confidiamo in un sacco di cose diverse per darci un senso di completezza e integrità. Ma ora noi crediamo che siamo resi completi solo in Cristo. Egli colma le lacune che non potremmo mai riempire. Non confidiamo più nei nostri buoni sforzi. Né per la nostra salvezza, né per la nostra crescita e integrità.

E il risultato di avere questo tipo di fede, dice Paolo, è che i Galati "ricevettero lo Spirito" (vs 2). Lo Spirito Santo entra nella vita attraverso la fede nella salvezza per sola grazia, mediante Cristo soltanto. Questo è ciò di cui Giuseppe ha parlato alcune settimane fa. Si tratta di una nuova nascita. Mediante la fede, Dio ci dà un cuore nuovo, nuovi desideri, e una nuova forza di vivere per Dio. E loro avevano questo in Galazia. Ma qualcosa era cambiato.

"Siete così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne? Avete sofferto tante cose invano? Se pure è proprio invano. Colui dunque che vi somministra lo Spirito e opera miracoli tra di voi, lo fa per mezzo delle opere della legge o con la predicazione della fede?" Vs 3-5

Avevano creduto in ciò che avevano ascoltato, avevano ricevuto lo Spirito, ma ora Paolo dice che sono "insensati" e "stregati". Che cosa è andato storto?

Ci lo dice nel versetto 3. Procedevano oltre il Vangelo. Sta dicendo loro che il modo in cui lo Spirito entra nella vostra vita dovrebbe essere lo stesso modo in cui lo Spirito avanza nella vostra vita. Ma Paolo dice che loro stavano ora confidando nella carne, o nella loro capacità di obbedire alla legge. In altre parole, non riuscivano a ricordare e a vivere secondo il Vangelo.

Questa è la direzione naturale di tutti i nostri cuori.

Come cristiani, di solito pensiamo che siamo salvati credendo nel vangelo, ma poi pensiamo che cresciamo applicando i principi biblici per la nostra vita. Ma Paolo ci sta dicendo qui che non solo siamo salvati dal Vangelo, ma cresciamo applicando le verità del vangelo alla vita quotidiana. Lo Spirito opera nella nostra vita e ci cambia mentre ci affidiamo meno a noi stessi e alle nostre opere buone, e ci affidiamo più al solo Cristo per la nostra accettazione e la completezza. In poche parole, lo Spirito lavora mentre applicate e utilizzare il vangelo, non la legge.

Lasciate che vi spieghi come.

Proverbi 4:23

"Custodisci il tuo cuore più d’ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita."

In altre parole, tutto ciò che facciamo in vita in qualche modo esce dal nostro cuore. E' il centro di chi siamo. Così, quando cerchiamo di modificare il nostro comportamento seguendo le regole o i principi, non affrontiamo il problema alla radice. Seguire regole o principi non cambia in sostanza ciò che siamo. Non cambia la nostra natura.

Così, crescere nella fede e vivere una nuova vita per Dio non può verificarsi semplicemente provandoci con più impegno. Provarci con impegno è semplicemente affidarsi a noi stessi e ai nostri sforzi. Invece, dobbiamo renderci conto che la radice di tutta la disobbedienza e il peccato è nel desiderio del nostro cuore di controllare le nostre vite. Essere il Dio di noi stessi. Confidiamo naturalmente nei nostri sforzi per cambiare noi stessi, e non nel potere di cambiarci del Vangelo.

Il modo per crescere come cristiani è di ravvedersi continuamente del nostro vecchio modo di pensare, e di continuare a credere nell’opera di Cristo per nostro conto. E' lo stesso modo in cui siamo salvati. Ravvedimento e fede. Smettiamola di confidare in noi stessi, e confidiamo sempre in Cristo. Torniamo ancora e ancora al vangelo di Gesù crocifisso, in modo che i nostri cuori siano più profondamente impressi dalla realtà di ciò che ha fatto per noi, e di chi siamo in lui. Mentre ricordiamo Cristo crocifisso per noi, lo Spirito opererà in noi e la radice del peccato nei nostri cuori appassirà e morirà.

"Così anche 'Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia’. Riconoscete dunque che quanti hanno fede sono figli di Abraamo. La Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato gli stranieri per fede, preannunciò ad Abraamo questa buona notizia: ‘In te saranno benedette tutte le nazioni’. In tal modo, coloro che hanno la fede sono benedetti con il credente Abraamo." vs 6-9

Poi, Paolo vuole che consideriamo Abraamo. Paolo lo fa per aiutarci a vedere ancor più profondamente la bellezza del messaggio del Vangelo. Può sembrare una strana connessione quella di guardare a un personaggio dell'Antico Testamento, ma in realtà è molto intenzionale. Abraamo è considerato il padre della fede ebraica. Paolo sta usando Abraamo come testimone contro i leader ebrei che distorcono il Vangelo. Sta mostrando ai Galati come anche Abraamo può aiutarli a capire che sono stati "stregati" da questi insegnanti ebrei. E' come se stesse mostrando loro che anche il padre e fondatore della fede ebraica sarebbe d'accordo con lui.

Così ci ricorda che Abraamo era considerato giusto da Dio, mediante la sola fede. Egli cita Genesi 15, che ci aiuta a capirne di più delle implicazioni del Vangelo. La parola greca che Paolo usa significa letteralmente "ricevere uno stato che prima non era il tuo". Egli ci mostra che la fede di Abraamo era considerata nei suoi confronti come giusta. Dio sta trattando Abraamo come se stesse vivendo una vita perfettamente giusta. In altre parole, Dio sta prendendo la fede di Abraamo, e la sta scambiando per giustizia. Paolo sta ricordando loro che siamo amati e accettati da Dio mentre siamo ancora peccatori e imperfetti. Non dovete ripulire la vostra vita in modo da essere considerati giusti da Dio. Piuttosto, la giustizia è qualcosa che ricevete attraverso la fede, anche se siete peccatori.

Ma fa una importante distinzione sulla fede. Non dice che Abraamo credeva in Dio, dice che Abraamo credette a Dio. Significa che credeva in ciò che Dio gli aveva detto. Credeva che le promesse di Dio fossero vere. Credere in Dio, o che Dio esiste, non è sufficiente per salvarci. Ciò che conta è se credete o no a ciò che Dio ha effettivamente detto e promesso sulla salvezza. Ritenete che abbia senso?

Non si può credere a Dio senza credere nella sua esistenza. Ma potete credere nella sua esistenza, pur senza credere a Dio. In altre parole, il solo credere che Dio esiste non è sufficiente per salvarvi, e questo non è ciò che rappresenta la fede salvifica. La fede salvifica è credere che Dio esiste, e confidare che ciò che dice sia vero. Vale a dire, confidare nel messaggio biblico di salvezza attraverso la fede in Cristo.

Quindi, secondo Paolo, la fede (come quella di Abraamo) porta salvezza e benedizione. Ma vivere della legge significa che siamo "sotto una maledizione".

"Infatti tutti quelli che si basano sulle opere ella legge sono sotto maledizione; perché è scritto: ‘Maledetto chiunque si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica’." vs 10

Se volete fare affidamento sulla legge per salvarvi, allora dovete obbedire a tutta la legge. Per amare Dio totalmente, allora dovreste obbedire totalmente alla legge. Per essere benedetti da Dio piuttosto che maledetti, dovreste soddisfare ogni comandamento della legge. E questo non può essere fatto. Motivo per il quale siamo maledetti attraverso la legge. Per non parlare del fatto che non sperimenterete mai in pieno la pace. La salvezza attraverso la legge significa sperimentare un costante senso di colpa, vergogna e insicurezza. Non saprete mai se siete buoni abbastanza.

Quindi, che speranza abbiamo? Come possiamo sfuggire alla maledizione e godere della benedizione di Dio? Certo, ci ricorda Paolo, è tutto conseguenza di ciò che ha fatto Gesù.

"Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: 'Maledetto chiunque è appeso al legno’), affinché la benedizione di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso." vs 13-14

Gesù ci salva dalla maledizione e ci porta sotto la benedizione di Dio prendendo il nostro posto. "Diventando maledizione per noi." La parola "per" qui significa "per conto di" o "al posto di". Gesù era il nostro sostituto. E mentre prendeva il nostro posto c’è stato un doppio scambio.

1 - Gesù prende il nostro peccato e la nostra maledizione

2 - Ci viene data la sua benedizione, giustizia e Spirito

"Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui." 2 Corinzi 5:21

Gesù è stato trattato come se fosse lui un peccatore. Legalmente parlando, è diventato il peccato. E’ stato condannato dal Padre.

Perché questo è così importante da capire? Perché dimostra l'affermazione sorprendente su ciò che ci accade quando crediamo nel Vangelo di Gesù. Se Gesù è diventato peccato per noi, al nostro posto, allora noi siamo diventati perfettamente giusti nello stesso modo. Se prendendo la nostra maledizione, Dio vide Gesù come un peccatore, allora significa che Dio ci vede come perfettamente giusti e impeccabili e senza peccato.

La salvezza significa molto di più del perdono. Non solo abbiamo la nostra lavagna ripulita. Diventiamo anche perfetti agli occhi di Dio! E restiamo perfetti agli occhi di Dio. Non iniziamo confidando unicamente nel sacrificio di Cristo, e poi proseguiamo attraverso lo sforzo umano. Paolo dice che è insensato! Andiamo avanti come abbiamo iniziato, avendo i cuori modellati e trasformati attraverso la conoscenza e la fiducia nel Salvatore crocifisso. Senza mai andare oltre il Vangelo. Siamo trasformati da una crescita più profonda nel Vangelo.

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Giustificato per Fede - Galati 2:14-21

Giustificato per Fede - Galati 2:14-21

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Nelle ultime settimane abbiamo studiato la lettera di Paolo alla chiesa in Galazia. Abbiamo visto in che modo Paolo scrive alla chiesa, perché c'è un gruppo di capi religiosi che stanno cercando di distorcere il messaggio del Vangelo che Paolo predicò a loro. Affinché la Chiesa rimanesse unita, Paolo si recò a Gerusalemme per discutere la natura del Vangelo con gli altri Apostoli. Come risultato di questo incontro, essi furono in grado di confermare il messaggio fondamentale che rende noi cristiani. Paolo, con gli altri apostoli, convenivano che siamo salvati per sola grazia, mediante la sola fede, attraverso le buone opere del solo Gesù.

Questo è ciò che ci distingue da ogni altra religione al mondo. Ogni altra religione direbbe che siamo resi puri e graditi a Dio seguendo la legge o le regole religiose. Ma, secondo Paolo, siamo resi accettabili a Dio solo mediante la fede. Questo è il motivo per cui altri "vangeli", o altri messaggi sulla salvezza, devono essere condannati secondo Paolo. Stanno portando l'attenzione lontano da Gesù, e pongono l'accento sulla nostra capacità di seguire le regole.

La settimana scorsa abbiamo appreso che il vero vangelo non solo ci salva, ma dovrebbe anche trasformare il modo in cui viviamo. Come cristiani, siamo chiamati a camminare in linea con il vangelo. Il modo in cui viviamo e il modo in cui trattiamo le altre persone dovrebbero essere un riflesso del Vangelo stesso. In questa sezione dei Galati, Paolo sta dando uno sguardo più approfondito alla teologia dietro il suo vangelo. Vuole chiarire il "perché" del suo vangelo. Vuole darci un fondamento di verità per convincerci.

Così, mentre leggiamo il testo di oggi, ricordiamo il contesto di chi sta scrivendo. Questo è ciò che Paolo disse a Pietro, quando si rese conto che Pietro non viveva in linea con il vangelo. Questo era il messaggio di Paolo alle chiese di Galazia, mentre le ha viste allontanarsi dalle semplici verità del Vangelo. E questo è il messaggio di Paolo per noi, così che possiamo credere nel vero vangelo della grazia e continuare a camminare in linea con il vangelo.

Leggiamo Galati 2:14-21

Quindi, in risposta al comportamento di Pietro, che non era in linea con il messaggio del Vangelo, Paolo si concentra su qualcosa di molto specifico. Giustificazione. Il culmine del suo discorso a Pietro è nel versetto 16.

"Abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge, perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato". Versetto 16

"Giustificati dalla fede" è una verità centrale nella fede cristiana. E' come Paolo ha riassunto il Vangelo in una semplice frase. Quindi cerchiamo di analizzare questa parte per capire meglio cosa intende.

L'argomento trattato con Pietro (e con gli altri leader religiosi che stavano fuorviando la chiesa in Galazia) è stata una discussione a proposito della pulizia. Gli Ebrei non mangiavano con i Gentili perché erano "impuri". E si doveva essere "puliti" per adorare Dio. Questo è il motivo per cui Pietro non mangiava con i gentili, ed è per questo che i falsi maestri chiedevano ai Gentili di essere circoncisi e seguire le altre leggi ebraiche. Nelle loro menti, era l'unico modo in cui potevano essere accettabili per l’adorazione di Dio.

Così Paolo sta ricordando a Pietro qualcosa che sapeva già. Siamo resi "puliti" solo attraverso la fede in Gesù, non seguendo le regole. Quindi essere "giustificati" è essenzialmente la stessa cosa di essere "puliti". Essere giustificati equivale a essere resi accettabili per l’adorazione di Dio, e avere comunione con Dio. Allora perché Paolo non usa solo la parola "pulito", invece di "giustificato"? Perché la "giustificazione" del mondo offre molti più significati.

Qui nella Bibbia, "giustificazione" è anche un termine legale. Paolo scriveva in greco, non in italiano. In greco, la parola ha molti più significati di quanti ne ha qui. E’ l'opposto di essere "condannati". Significa che non si è più tenuti a pagare la pena per un crimine. In un’aula di giustizia italiana avrebbero usato la parola "assolto". Se il giudice dichiara che si è "giustificati", questo significa che si è completamente assolti da ogni accusa. Giustificare qualcuno è quando un giudice pronuncia il contrario di una condanna. Egli sta dichiarando la totale immunità giuridica. Ciò significa, in Cristo, anche se siamo peccatori, non siamo sotto condanna. Mediante la sola fede Dio ci perdona pienamente, ci assolve pienamente e ci accetta pienamente - nonostante il nostro peccato e la nostra ribellione.

Questo è ciò che Paolo intende raccontarci nel verso 16, "voi non siete giustificati (purificati o assolti) per le opere della legge, ma per mezzo della fede in Gesù". Non siete salvati attraverso la vostra buona vita, ma attraverso la fede in Cristo. Non siete resi graditi a Dio attraverso l'obbedienza religiosa, ma per mezzo della fede in Gesù. Dio non vi ama di più per le vostre opere buone, lui vi ama pienamente e completamente solo per la vostra fede in Gesù. Questa è la grazia.

E per quanto riguarda la legge?

Lasciatemi spiegare qualcosa di importante. Se non avete fede in Gesù, o se dipendete dalla legge per salvarvi, allora siete tenuti a rispondere alla legge. L’intera legge. Quando morirete, Dio vi giudicherà in base alla vita che avete vissuto, basata sulla sua legge come standard. La Bibbia dice che resterete sotto la legge. Il problema è che la legge è impossibile da seguire. Questo è il motivo per cui Paolo ci dice più avanti in questa lettera che siamo sotto una maledizione.

"Tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione, perché è scritto: "Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica." Galati 3:10

Le richieste della legge sono infinite e perfette, perché Dio è infinito e perfetto. Gesù ci ha detto qual è lo standard di Dio, se avete intenzione di usare la legge per guadagnare la vostra salvezza attraverso l'obbedienza.

"Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste." Matteo 5:48

Questo è il tenore di vita standard di Dio, se volete usare la legge per salvarvi. Siete perfetti? Certo che no, nessuno di noi lo è. Ma Gesù lo era. Ha perfettamente obbedito alla legge per nostro conto. Attraverso la sua vita, Gesù ha soddisfatto pienamente i requisiti della legge, e attraverso la sua morte ha pagato la sanzione piena del nostro peccato. In amore, Gesù ha fatto tutto per noi. Questo è il motivo per cui Paolo ci dice nei versetti 19 e 20:

"Per mezzo della legge, sono morto alla legge affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!"

La legge non ha più alcuna autorità legale su di noi. Mediante la fede in Cristo, moriamo per le sue esigenze. Le esigenze della legge non hanno più potere su di noi, perché Gesù ha fatto tutto per noi. Romani 6 ci dice che non siamo più sotto la legge, ma invece siamo sotto la grazia.

Così vediamo che la legge non è mai stata pensata per salvarci. La legge aveva lo scopo di portarci alla fede.

«Perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato." Romani 3:20

Attraverso la legge, vediamo il nostro peccato. Attraverso la legge, vediamo la nostra incapacità di guadagnare la strada verso Dio. Attraverso la legge, vediamo il nostro bisogno di un salvatore. Paolo trascorse tutta la sua vita cercando di seguire perfettamente la legge, in modo da essere gradito a Dio. Ma con questo, si rese conto che non poteva farlo. Paolo sta dicendo: io non avrei conosciuto il peccato se non mediante la legge. E io non avrei saputo quanto ero incapace, se non attraverso la legge. Era cercando di rispettare tutta la legge che Paolo ha visto quanto aveva bisogno di un salvatore.

"Attraverso la legge, sono morto alla legge" dice. E in seguito ci racconta perché.

"Così che io possa vivere per Dio" dice. Il punto è che Dio ci salva in modo da poterci cambiare. Paolo vuole renderlo chiaro.

Lui sa quanto può essere pericolosa l'idea della grazia. Se io sono pienamente liberato dalla pena del peccato, vuol dire che posso peccare quanto voglio? O, come la mette Paolo, "è Cristo allora un servo del peccato?" È morto per noi per permetterci di peccare e vivere in qualunque modo vogliamo? La risposta di Paolo? "Certo che no!" La grazia non è una licenza al peccato, ma è un potere per cambiare.

Egli morì per salvare le persone che vivevano per se stesse, e cambiare noi in modo che possiamo finalmente cominciare a vivere per Dio! Paolo ci sta mostrando che, anche se state obbedendo alla legge di Dio, potreste stare facendolo per le ragioni sbagliate. Prima di capire la grazia, obbediamo alla legge di Dio al fine di ottenere qualcosa da Dio o essere accettati da lui. Lo facciamo per il nostro bene. Ma ora, dice Paolo, poiché sa che è già stato accettato da Dio per mezzo di Cristo, egli può davvero iniziare a vivere per Dio semplicemente per soddisfarlo. Ora può vivere per Dio e non per se stesso.

Prima, Paolo era molto morale e molto buono. Ma era tutto per Paolo, non per Dio. E ogni volta che facciamo qualcosa di buono, con la speranza che Dio ci accetti di più, stiamo facendo la stessa cosa. Viviamo per noi stessi, e non per lui.

Invece, abbiamo bisogno di vivere in linea con i principi del Vangelo, proprio come Paolo disse a Pietro. Cerchiamo di vivere per Dio, sapendo che la vita di Cristo è la mia vita. La morte di Cristo e il suo pagamento per il peccato diventano la mia morte e il mio pagamento per il peccato. Io sono "in Cristo", il che significa che sono libero dalla condanna davanti a Dio, come se fossi già morto e fossi stato giudicato da lui, come se avessi pagato il debito da solo. Ma invece, Gesù lo ha fatto per me. E io sono tanto amato da Dio, come se avessi vissuto la stessa vita che Cristo ha vissuto. Così, quando Paolo dice: "Non sono io che vivo, ma Cristo", ci ricorda che sebbene siamo infinitamente peccatori, in Cristo siamo dichiarati infinitamente giusti.

Così Paolo dice: "la vita che vivo adesso, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me." Il potere per vivere una vita trasformata deriva dal vedere noi stessi completamente amati e accettati in Cristo. E' solo allora che riceviamo il potere di pentirci dei nostri peccati passati e presenti, e con gioia obbediamo a Colui che ha fatto tutto per me.

Quindi ecco il punto di Paolo in questo. E’ tutto o niente. Paolo ci ricorda che la vita cristiana è vivere in linea con il Vangelo in ogni ambito della nostra vita, per il resto della nostra vita. Come cristiani, viviamo per Dio, non per noi stessi. Se continuiamo a vivere per noi stessi, cercando di guadagnare l'accettazione di Dio, o ignorando completamente di Dio, la vita e la morte di Gesù sarebbero prive di significato. Paolo la mette in questo modo.

"Io non annullo la grazia di Dio, perché se la giustizia si ottenesse per mezzo della legge, Cristo sarebbe dunque morto inutilmente" versetto 21.

Cristo farà di tutto per voi, o niente affatto. Non è possibile combinare la grazia e le opere. Se siamo giustificati mediante la legge, allora la sua morte non ha senso. Non ha realizzato nulla per noi.

Immaginate che la vostra casa stia bruciando, ma tutta la vostra famiglia sia fuggita al sicuro. Ma io vi dicessi: "Permettetemi di mostrarvi quanto vi amo!". Poi corro dentro l'edificio e muoio. Certo, pensereste che sia stato un modo tragico e inutile di morire. Non ho realizzato nulla. Ma ora immaginate che la vostra casa sia in fiamme, ma uno dei vostri figli sia ancora lì. Questa volta dico: "Permettetemi di mostrarvi quanto vi amo!" e corro tra le fiamme e salvo il bambino, ma alla fine muoio. Sicuramente pensereste: "Guardate quanto quell'uomo ci ha amati! Che sacrificio ha fatto!".

Se potessimo salvare noi stessi, la morte di Cristo sarebbe insignificante come me che corro incontro alla morte in un edificio in fiamme. Non significa niente. Ma se ci rendiamo conto che non possiamo salvare noi stessi, la morte di Cristo significa tutto per noi. E passeremo il resto della nostra vita in un gioioso servizio per lui, cercando di vivere tutta la nostra vita in linea con i principi del vangelo della grazia, per la Sua gloria e il nostro bene.

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Vivere in Linea con il Vangelo - Galati 2:11-15

Vivere in Linea con il Vangelo - Galati 2:11-15

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La volta scorsa abbiamo visto come l'apostolo Paolo ha affrontato,ed ha dovuto combattere contro la natura umana, di coloro che volevano imporre la predicazione della salvezza attraverso le  buone opere,quindi  per mezzo della legge, e non per la sola grazia,per mezzo della fede, secondo il Vangelo di Gesù Cristo.

Abbiamo visto come Paolo,dopo essersi consultato con Giacomo,il fratello del Signore, Cefa (Pietro) e Giovanni,reputati colonne, ebbe la loro approvazione per proclamare il Vangelo agli stranieri con Barnaba e quanti collaboravano con loro.

La prima cosa che notiamo,in verità un po' strana in virtù di quanto appena detto, e' vedere proprio Pietro ( nome greco Cefa che significa roccia,sasso  che era divenuto Skandalon, scandalo, che significa pietra  d'inciampo) ,che, per paura, e per piacere alla gente, in particolare all'arrivo dei giudei da Gerusalemme, cade nell'ipocrisia, cominciando a separarsi dai cristiani ex pagani, per applicare la legge che imponeva ai giudei di non mangiare ed avere comunione con i  non giudei.

Quindi vediamo che Pietro non era infallibile,  nemmeno dopo la Pentecoste, anzi, come noi era soggetto all'errore, e quindi se sbagliamo sappiamo che siamo in ottima compagnia. Pietro aveva ben chiaro il Vangelo, ed era a Gerusalemme con gli anziani a ratificare ed approvare l'opera di Paolo, che era quella di Cristo, e gli inviati da Gerusalemme, erano stati inviati proprio da Giacomo. Pietro era lo stesso di atti 10:28 dove Battezza il primo pagano, tra l'altro un italiano, con tutta la famiglia dopo aver capito  che Dio non fa distinzione tra stranieri ed ebrei  e che tutti coloro che si ravvedono gli sono graditi. Il problema di Pietro era nella mente momentaneamente annebbiata dal pregiudizio,  o dalla paura di urtare la sensibilità di qualcuno, non il suo cuore rigenerato in Cristo. Infatti al rimprovero di Paolo non vediamo più il Simone del getsemani che sguaina la spada, tagliando un orecchio alla guardia che voleva arrestare Gesù, ma il Pietro che chiede umilmente scusa per l'errore e che corre ai ripari rimettendosi subito in linea col vangelo di Cristo che mangiava con pubblicani e peccatori e guariva anche i servi ed i figli dei pagani.

La cosa che preoccupa Paolo non e' l'errore commesso da Pietro, ma le conseguenze che questo errore  causerebbero, costringendo Paolo a rimproverare Pietro pubblicamente.

Se una colonna come Pietro ed un anziano come Barnaba mandano il messaggio di osservare la legge, per i neo convertiti a Cristo e per coloro che avevano creduto alla salvezza per sola grazia, quali effetti poteva avere questo comportamento?

Per prima cosa, i credenti ,così facendo,  avrebbero seguito un falso vangelo, avrebbero avuto l'illusione della salvezza senza ottenerla realmente,e  poi avrebbero diviso in due la  chiesa di Gesù Cristo, e quindi, Paolo avrebbe "CORSO IN VANO", ossia il ministero stesso di Paolo verso i gentili era in serio pericolo.

Un falso Vangelo divide la chiesa e porta la perdita della vita a chi lo sta seguendo.

Ora e' importante chiedersi: Sto seguendo il vero Vangelo di Gesù Cristo,o sto seguendo rituali,cerimonie e sterili tradizioni religiose inventate da uomini?

Se Pietro e' caduto in errore come posso evitare di fare lo stesso?

Un uomo come Pietro, che aveva gustato la grazia del perdono dopo aver dubitato, e rinnegato Cristo, e che non aveva dovuto fare nessun opera per essere riammesso da Gesù, anzi, fu totalmente graziato ed invitato a far colazione (Gio 21: 12). Quindi ci chiediamo di nuovo! Se un uomo così cede alla pressione e cade nell'ipocrisia, cosa impedirà noi dal commettere lo stesso errore? 

Se siamo in compagnia di un non credente e ci vede un altro della chiesa,abbiamo paura di essere giudicati, ci allontaniamo subito per non essere criticati, o piuttosto gustiamo e facciamo gustare la grazia di Cristo anche alle persone non credenti? 

Abbiamo rapporti solo con credenti o anche con non credenti? Come siamo come comunità e famiglia cristiana? Abbiamo paura di contaminarci in compagnia dei non credenti o addirittura ci separiamo da loro se ci vede un altro della comunità in loro compagnia?

La risposta la troviamo in Romani 12:2

Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.

La giusta  risposta quindi, a questa domanda cambia tutta  l'eternità, e non solo la vita attuale, di una persona. Quindi, non farti sviare da nessuno! Trova le risposte giuste direttamente nella Bibbia, e se non le trovi fatti aiutare a trovarle dove sono scritte nella Bibbia stessa.

Quindi,Paolo temeva, che ad un tratto ci sarebbero stati i cristiani ebrei "privilegiati ed eletti" ed i cristiani gentili, diciamo una chiesa di serie A quella Giudaica ed un'altra di serie B, meno importante appunto, perché non giudaica. 

Cristo in Giovanni 10 : 16 dice"  : Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore."

Ascoltiamo bene la voce di Cristo!

Tu dirai, come posso riconoscerla? Bene, conosci Cristo attraverso le scritture, e cosa dice, e conoscerai, e distinguerai la Sua vera voce, dalle  false imitazioni.

Quindi  questo comportamento attuato da Pietro e gli altri, era ed e' contrario alla volontà di Gesù, e non avrebbe portato un messaggio di salvezza e di speranza; ma di divisione, 

non avrebbe portato il vangelo della grazia, ma la religione ; non avrebbe portato fede e speranza, ma disperazione; perché un anima non vivificata e rigenerata da Cristo,rimane arida,rimane morta nei falli e nei peccati,rimane depressa e senza speranza.

La grazia da vera gioia  e consapevolezza di essere sempre accettato da Dio e totale pace e comunione con Lui.

La legge da solo senso di ineguatezza e di colpevolezza insieme alla paura di essere rigettati da Dio,anche se cerchiamo di fare opere buone per accattivarci la sua benevolenza.

Com'è la nostra anima? Piena di gioia e pace, o di sensi di colpa?

Se hai sensi di colpa,torna indietro,perché stai camminando sul sentiero di Pietro, che con il suo comportamento, senza parlare, ma con i fatti, predicava un altro vangelo, contrario alla grazia di Dio, un vangelo della legge e della religione, che carica di pesi e sensi di colpa il cuore delle persone, che mostra disprezzo per i non ebrei, invece di benedirli con il Vangelo  della salvezza per sola  grazia, per tutti coloro che credono ed accettano il dono di Cristo.

Questo era un atteggiamento di una  gravita' enorme, che come già si era verificata ad Antiochia, ora si verificava in Galazia. 

Quello che era in pericolo oltre alla verità del Vangelo, era il destino eterno di ogni singola persona della chiesa dei Galati,che credendo ad un vangelo diverso, ovvero, applicare la legge per la salvezza,  scadevano dalla grazia e cadevano sotto il fardello della maledizione della legge, ( vedi Deuteronomio  28) , ed a causa dell'inadempienza della legge sarebbero periti.

Paolo ricorda la verità del Vangelo nel verso 15 che dice che noi non possiamo essere giustificati di fronte a Dio per mezzo della legge e delle buone opere. No! 

Nessuno potrà essere salvato per le sue buone opere per aver osservato la legge, perché nessuno ha mai potuto osservare tutti i 10 comandamenti, i 613 articoli della legge senza sbagliarne neppure uno. La legge dice  che se uno solo dei punti, della legge stessa, viene trasgredito, si e' colpevoli di fronte a tutta la legge, e passibili di morte.

Giacomo 2 :10

Ma il punto era anche un altro, ed il più importante.

Dire che non si e' salvi solo per grazia di Dio, e di doverci mettere le opere accanto, significa dire che Cristo da solo non bastava per salvarci. Dio avrebbe avuto bisogno del mio aiuto per salvarmi? Non significa forse questo modo di pensare, il disprezzare Dio Padre che ha tanto amato il mondo, da mandare Dio Figlio a morire per i nostri peccati, e peccare contro Dio Spirito Santo che ci attesta il Vangelo e ci convince di peccato di giustizia e di giudizio, per farci giungere a ravvedimento e salvezza?

In sostanza chi sceglie la legge morirà per il peccato di non averla osservata, e per aver disprezzato l'autore stesso della legge, che per Sua divina grazia, ha pagato, Egli stesso, il nostro trasgredire la legge, per liberarci dal giudizio. 

Qual'e' dunque il reale scopo della legge?

La legge manifesta la perfetta giustizia di Dio in contrapposizione della totale ingiustizia dell'uomo.

La legge testimonia della grande santità e verità del cuore di Dio contrapposta ad un cuore peccatore ribelle ed ingannevole dell'uomo.

Leggiamo Geremia 17 : 9 

Il cuore dell'uomo e' ingannevole più di ogni altra cosa ed insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?

Ancora,

Salmo 14 : 2-3

2 Il Signore ha guardato dal cielo i figli degli uomini, per vedere se vi e' una persona intelligente, che ricordi Dio. 3 Tutti si sono sviati; tutti sono corrotti, non c'e' nessuno che faccia il bene, neppure uno.

Ancora,

In Romani 2: 1 - 11 specie nel verso 6, viene enfatizzato che Dio rende in base alle opere compiute da ognuno di noi, ed in virtù di opere, visto che il cuore dell'uomo e' maligno, anche le opere dell'uomo fatte per salvarsi, cerimonie religiose, e vari rituali, verranno  da Dio rifiutati in quanto azioni insanabilmente maligne provenienti da un cuore insanabilmente maligno.

Quindi ritorniamo al vero vangelo della grazia.

Come? Riposando in Cristo che e' autore e compitare della nostra fede e della nostra salvezza.

Un esempio lampante,riguardo all'azione svolta  solo ed esclusivamente da Dio, riguardo alla redenzione del cuore dell'uomo,lo troviamo nelle scritture in 

Ezechiele 11 : 19 -20

19 Io darò loro un medesimo cuore, metterò dentro di loro un nuovo spirito, toglierò dal loro corpo il cuore di pietra, e metterò in loro un cuore di carne, 20 perché camminino secondo le mie prescrizioni e osservino le mie leggi e le mettano in pratica; essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio.

Ed ancora Ezechiele 36 : 26 - 27

 25 vi aspergerò d'acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni. 

Ed infine le parole stesse di Gesù dette ad uno dei capi religiosi di Gerusalemme, un uomo di nome Nicodemo.

Infatti in Giovanni 3 : 5-6 dice:

Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. 7 Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo".

Quindi,in virtù di quanto appena letto,chi crede ancora che alla fede nella salvezza per grazia,serve aggiungere la legge, ed in cuor suo e' convinto di questo, e' vittima del suo cuore ingannevole e se non si ravvede sarà perduto.

Solo Dio salva e può salvare! Tu non puoi salvarti da solo osservando la legge!

Allora di cosa abbiamo bisogno?

Abbiamo bisogno che Dio ci dia un cuore nuovo!

Cosa ci dice la legge e la religione?

Fai questo,fai quello, non fare questo etc... Opere,opere,opere!

Cosa mette in risalto il Vangelo della grazia?

Se tu credi nella grazia di Dio, e ti innamori di Gesù, realmente e non per emozione, arriverai al punto che Dio ti cambierà, nell'intimo dell'anima e dello spirito e quindi, va via il cuore  di pietra e arriva quello di carne,allora e solo allora, sperimenterai una nuova realtà, una pace ed una gioia indescrivibile, raggiungerà e riempirà tutto il tuo essere.

Ti starai chiedendo forse, quale realtà e come riconoscerla.

Grande sorpresa proverai nel vedere te stesso che l'ambizione, la smania di potere e di successo,  il desiderio di prestigio ad ogni costo,anche a discapito di altri,ed ogni altro desiderio possibile ed immaginabile, che secondo la Parola di Dio sono peccato e contro Dio, proprio quei desideri li odierai in cuor tuo, perché contrari al Padre nostro che e' nei cieli, ed i nemici del Padre, il tuo cuore, non li potrà più accettare.

Non potrai più essere amico dei nemici del Padre tuo,siano desideri, atteggiamenti, o addirittura persone.

Addirittura ti assalirà un senso di vergogna e di colpa, ricordando ciò che eri prima, ma anche qui il Padre interviene ricordandoti che le cose vecchie son passate!

Dio,infatti,dice nella Sua Parola, che  Cristo fa nuove tutte le cose leggi Apocalisse 21:5.

Dio, con il sacrificio del Figlio,ha rimosso ogni e qualsiasi nostra colpa. Cristo ha sparso il suo sangue per lavare via i nostri peccati. 

Non c’e', inoltre, peccato che il sangue di Gesù non possa cancellare!

Questa e' la meravigliosa grazia di Dio.

Dio ti salva per mezzo della fede,che e' un dono di Dio stesso, in Quanto Gesù, che e' autore e compitore della nostra fede, ti giustifica, ti purifica per mezzo del Suo sangue,ti da un cuore secondo il Suo cuore e mette in te i desideri giusti,  dandoti la forza necessaria per vivere la tua vita nascosta in Cristo,per mezzo del Suo Santo Spirito, in serenità di cuore e  santità.

Leggi  in 1 Pietro 5 : 10

Dio stesso ci renderà saldi e ci manterrà santi ed irreprensibili,anche se passiamo per le sofferenze.

Se realmente si gusta la grazia di Dio i desideri del cuore ci vengono cambiati. 

Forse a volte ti chiedi,come mai, allora, nella nostra mente, può capitare di veder emergere desideri contrari a Dio, se abbiamo un cuore nuovo?

Il punto ora e' proprio questo! Dio ci ha dato un cuore nuovo,ma la nostra mente e' ancora quella dei 20-30-40 o 50 anni.

Quando Dio ti da un cuore nuovo, tu nasci di nuovo spiritualmente, ma anagraficamente, tu hai ancora la tua età  e le tue esperienze di vita ed il conseguente bagaglio.

Come fare allora? Bisogna rinnovare la nostra mente. Prima la nostra mente e' stata programmata secondo i desideri indotti dall'esterno, informazione dei media, pubblicità, studio etc.

Ora dobbiamo seguire i desideri che ci vengono dettati da dentro, e riconoscerli attraverso la lettura della Parola.

Attraverso la Bibbia conoscerò il pensiero ed il volere di Dio ed il Suo piano per la mia vita, e sopra ogni cosa, avrò una mente nuova, la mente di Cristo, e la potrò avere ovviamente solo per grazia, ricordando che come Pietro sono un uomo soggetto ad errore ma perdonato in Cristo, e non per mio impegno, ma per opera dello Spirito Santo.

Ora se leggiamo velocemente i versi in Ebrei 12:23 dice:

All'assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli,a Dio,il giudice di tutti... Dio quindi e' giudice,ma non solo...

Giacomo 4:12 dice:

Uno soltanto e' legislatore e giudice,colui che può salvare e perdere... 

La Bibbia dice che Dio ha deciso di graziarti e di cancellare le tue colpe!

Se ti sorprendi ad accusarti e condannarti di fronte a Dio,credendo di dover fare qualcosa per farti perdonare...

Ricorda che ha fatto tutto Cristo. Questo, e solo questo conta! Intendeva anche questo quando disse sulla croce "Tutto e' compiuto!"

Quindi.  

Gesù disse: "Se dimorate nella mia Parola,siete veramente miei discepoli; conoscerete la Verità e la verità vi renderà liberi” ( Giovanni 8:31-32)

Dimorare nella Parola ci fa dimorare, per grazia in Cristo.

Quando questo viene pienamente vissuto si adempie proprio ciò che dice Paolo nel vv 20 Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me. 

Questo e' il messaggio di Gesù : Tutti quelli che il Padre mi da verranno a me ed io non li caccerò fuori. Giovanni 6: 37

Ora tu cosa vuoi fare? Vuoi andare a Gesù?

Credi che la Sua grazia e' anche per te?

Credi che possa darti anche ora un cuore nuovo, per seguirlo come Lui vuole, quindi nella Sua grazia che ti può cambiare? 

Solo la grazia cambia tutto ed e' qui che ti chiama a credere in Cristo.

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Unità nel Vangelo - Galati 2:1-10

Unità nel Vangelo - Galati 2:1-10

(Per ascoltare il sermone clicca l'immagine qui sopra)


La settimana scorsa siamo entrati un po’ nella storia di Paolo. Paolo ha condiviso chi è, come risultato di ciò che Dio ha fatto per salvarlo. Lo ha condiviso con la chiesa in Galazia per difendere la sua identità come apostolo, per difendere il suo messaggio del vangelo, e in modo che essi potessero dare gloria a Dio come risultato della magnifica grazia di Dio che è stata data a un peccatore come Paolo.

Condividendo la sua storia, Paolo ci ha dimostrato che nessuno è così buono (o religioso) da non avere bisogno della grazia del Vangelo, né così cattivo (o peccaminoso) da non poter ricevere la grazia del Vangelo.

Paolo sta definendo quello che lui crede sia l'unico vero messaggio di salvezza. Che siamo salvati per sola grazia, mediante la sola fede, attraverso le sole opere di Gesù. E quando aggiungete qualunque cosa a questo messaggio (regole e leggi da seguire, per esempio), perdete l'intero messaggio. Non è più il Vangelo, e dovrebbe essere condannato. Ciò che Paolo sta facendo è elaborare una linea chiara. E lo sta facendo perché ha ricevuto questo messaggio da Gesù stesso, e Paulo non lo comprometterà.

Oggi, Paolo ci porta con sé a un incontro che ebbe a Gerusalemme. Può non sembrare importante per noi sentir parlare di un incontro che ebbe luogo 2000 anni fa. Ma ciò che era in gioco in questo incontro fu la portata del messaggio del Vangelo stesso. Se l'incontro per Paulo non avesse avuto successo, avrebbe avuto un effetto drastico su ciò che il cristianesimo sarebbe stato per noi oggi. Quindi, leggiamo ciò che accadde.

Leggiamo Galati 2:1-10

C'è bisogno di fare un po’ di chiarezza per aiutarci a capire meglio. Paolo, nel versetto 16, ci dice che Dio lo aveva messo da parte dalla nascita in modo che predicasse Gesù ai stranieri. Quindi che significa stranieri qui? Semplicemente, una stranieri (o Gentile) era qualcuno che non era ebreo. In altre parole, era qualcuno che non faceva parte della tradizione e della fede ebraica. Questo è importante perché, fino a questo punto della storia della Bibbia, Dio esisteva solo in rapporto con il popolo ebraico . Tuttavia, questo non era perché fossero migliori degli altri.

"Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama." Deuteronomio 7:6-8

Tutta la Terra era piena di peccato e separata del suo creatore. Ma Dio, nella sua grazia, scelse di formare una nazione che sarebbe stata il suo popolo. Questa nazione è diventata il popolo ebraico. E fino a questo punto della storia biblica, avere una relazione con Dio significava dover essere, o diventare ebrei. Ma ora, Paolo ci sta dicendo che Dio lo ha salvato in modo che la benedizione di salvezza di Dio potesse estendere anche ai Gentili o stranieri. Questo fu rivoluzionario, e alcune persone si rifiutavano di accettarlo. 

Questo è il motivo per cui il messaggio di Paolo è stato minacciato. I Gentili stavano diventando seguaci di Gesù, ma non stavano seguendo le leggi e le tradizioni del popolo ebraico. Per alcuni capi ebrei, questo era un male. Quindi, nella chiesa in Galazia, questi leader stavano richiedendo che tutti i nuovi Gentile convertiti cominciassero a seguire la legge ebraica. Nelle loro menti, questo era l'unico modo che avevano per rendersi pienamente accettabili a Dio. I Gentili avevano solo Gesù, e ora avevano bisogno della legge. Vedete? Il solo Gesù non è sufficiente per loro. E' Gesù, più la legge. Questo era il messaggio che Paolo condannava. Paolo sapeva che, se questo fosse andato avanti, avrebbe causato una divisione irreparabile nella chiesa. Due diversi messaggi, la predicazione di due diversi vangeli. Che non possono coesistere.

Così, Paolo ci dice nel versetto 2 che Dio, attraverso una rivelazione, gli disse di tornare a Gerusalemme per incontrare i leader della chiesa, gli apostoli. Perché? Per paura che negli ultimi 14 anni avesse corso invano.

Non è che Paolo volesse assicurarsi di avere il giusto messaggio. Ricordate, ricevette questo messaggio direttamente da Gesù. Ed è così certo di esso, che chiunque predichi un vangelo diverso dovrebbe essere condannato. Nulla stava minacciando la certezza di Paolo. Ma qualcosa stava minacciando il suo buon esito.

Se gli altri apostoli non avessero confermato il suo messaggio, e condannano i falsi maestri, sarebbe stato molto difficile per lui continuare a lavorare con questi nuovi cristiani. Questi falsi maestri dicevano ai nuovi cristiani gentili che il vangelo di Paolo era inadeguato e incompleto. Se lui non avesse potuto confermare il suo vangelo con gli altri apostoli, egli non sarebbe stato in grado di continuare a condurre le nuove chiese lungo il percorso dell'insegnamento del Vangelo. Teme di "aver corso invano" (versetto 2).

Così ora vediamo l'urgenza di questo incontro. Da un lato abbiamo Paolo che dice che il Vangelo è per tutta la gente di tutte le culture, e che siamo salvati per sola grazia, mediante la sola fede. D'altra parte, i suoi avversari stanno dicendo che tutti i nuovi cristiani devono diventare culturalmente ebrei, e che siamo salvati mediante la fede, più l'obbedienza alla legge ebraica.

Se gli apostoli di Gerusalemme decidevano di schierarsi con coloro che stanno insegnando contro Paolo, questo avrebbe diviso la chiesa in due. Nessuna delle due parti avrebbe mai potuto accettare l'altra totalmente, e avrebbero anche messo in discussione se gli altri si fossero davvero salvati! Paolo aveva bisogno di sapere se i capi di Gerusalemme avrebbero accettato i nuovi cristiani Gentili senza che dovessero diventare ebrei. E per fare questo, Paul portò Tito con sé.

Tito era greco. Un esempio in carne e ossa di un Gentile cristiano, un straniero. Paolo ci dice nel versetto 4 che questi falsi leader insistevano che, per essere salvati, Tito doveva fidarsi di Cristo e vivere secondo le loro tradizioni, che avrebbero incluso la circoncisione. Così Paolo offre agli Apostoli un banco di prova. Gli avrebbero chiesto di diventare ebreo? O, più precisamente, avrebbero chiesto che Tito venisse circonciso? Paolo ci dice:

"Ma neppure Tito, che era con me, che era greco, fu costretto a farsi circoncidere." (versetto 3 )

Per grazia di Dio, la risposta fu no. Gli apostoli affermarono che c'è un solo vero vangelo, che siamo salvati per sola grazia mediante la sola fede, e questo vangelo sostituisce le culture, le lingue e i gruppi di persone. Tito può rimanere distintamente greco, e distintamente cristiano.

Le implicazioni di questa decisione sono fondamentali per la nostra comprensione di ciò che è la fede cristiana. Secondo questi insegnanti, dobbiamo renderci più puri e più accettabili a Dio attraverso la stretta obbedienza alle leggi. In altre parole, diventiamo puri solo in base alla nostra capacità di seguire abbastanza bene la legge. Tutti voi lo avete già sentito prima qui in Italia. La Chiesa qui offre diverse fasi per rendere più puri. Battesimo da neonati. Prima comunione. I Sacramenti. La confessione. E si va avanti.

Ma secondo la Bibbia, siamo resi puri solo attraverso la fede in Cristo. Non c'è nulla che possiamo fare per renderci puri davanti a un Dio perfetto e santo. Lo standard di Dio non è "più o meno puri", ma è perfettamente puri. Questo è il motivo per cui c’è sempre bisogno dell'opera di Dio, che riceviamo attraverso la fede. Leggete quello che Paolo dice in un’altra lettera:

"E voi che un tempo eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e delle vostre opere malvage, ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé, senza difetto (letteralmente, santo) e irreprensibili." Colossesi 1:21-22

Dice che è attraverso la morte di Cristo che siamo fatti santi e puri. Quindi lasciatemi dire chiaramente. Non c'è niente che potete fare, NIENTE, che potrà mai rendervi puri davanti a Dio. E’ una condizione che ci è data attraverso la fede, non una condizione che noi guadagniamo attraverso l'obbedienza. Questo è il motivo per cui Paolo, in questo versetto, non dice che Dio ci rendo solo un tantino migliori. Egli dice che Dio ci fa santi e immacolati. Senza alcuna macchia del peccato! Così, accettando Tito (un greco, che non ha mai obbedito ad alcuna legge ebraica), gli Apostoli ebrei stavano illustrando questo principio. Che una persona è resa spiritualmente pura solo attraverso la fede in Cristo. Accettare Tito per quello che è, è stata una dichiarazione pubblica radicale delle implicazioni del Vangelo.

Allora, qual è il risultato? Perché Paolo ci dice questo? Unità e Libertà. Lasciatemi spiegare.

Primo, grazie a questo incontro, la chiesa fu in grado di mantenere un messaggio unificato. Insieme, avrebbero potuto affermare che il messaggio dai falsi maestri doveva essere respinto. Insieme, la Chiesa può continuare la missione di raggiungere il mondo intero con la buona notizia di Gesù. Diverse culture, lingue e gruppi di persone possono tutti sperimentare il dono di Dio della salvezza attraverso la sola fede in Gesù. Gli altri apostoli confermarono il ministero in corso di Paolo per raggiungere i gentili, proprio come Paolo confermava il loro ministero a proseguire a raggiungere quelli della tradizione ebraica che non avevano ancora creduto nel Vangelo di Cristo. La chiesa può andare avanti insieme, unita.

In secondo luogo, Paolo sta scrivendo questo in modo che possiamo sperimentare la libertà. Guardate il versetto 4. I "falsi fratelli", dice, hanno "intenzione di renderci schiavi", e stanno cercando di toglierci la "libertà che abbiamo in Cristo". Paolo sta dicendo che il vero vangelo ci dà la libertà, ma l'altro messaggio di "guadagnare la vostra salvezza" avrebbe portato le persone in schiavitù.

Da un lato, il Vangelo porta alla libertà culturale. La religione tende a rendere i suoi membri seguaci di regole e regolamenti molto specifici. Come comportarsi, come vestirsi, come pregare, come adorare, cosa si può mangiare, ciò che non si può mangiare, cosa si può dire, con chi si può trascorrere il tempo. Rende la vostra fede molto meno di un rapporto personale con Dio, e molto di più rivolta a come agire e comportarsi nei riguardi del coinvolgimento religioso. Pero, nel Vangelo, siamo liberi di essere noi stessi. Ma la bella notizia è che il potere del Vangelo ci cambia per farci diventare una versione migliore di noi stessi. Il peccato muore lentamente in noi, e cominciamo a vivere una vita che è molto più gradita a Dio.

D'altra parte, il Vangelo conduce alla libertà emotiva. Chiunque creda che il nostro rapporto con Dio si basi sulla nostra capacità di seguire la sua legge, sarà sempre perseguitato da un senso di colpa e di insicurezza. Non potrete mai veramente godere della presenza di Dio, perché non saprete mai se è veramente contento di voi. Questo è il motivo per cui la gente di solito prova vergogna quando entra in chiesa. O perché ha così paura di morire. "Dio è felice di me oggi? Cosa succede se non sono stato abbastanza bravo? Riuscirà ad accettarmi in questo momento per quello che sono?"

Quando capiamo veramente il Vangelo, quando comprendiamo la grazia, tutto cambia. Come cristiani, cerchiamo di piacere a Dio seguendo la sua parola. Ma non lo facciamo per essere accettati da lui. Non obbediamo perché abbiamo paura o ci sentiamo insicuri. Noi obbediamo a Dio nella libertà e gratitudine, sapendo che stiamo già perfettamente accettati per mezzo di Cristo.

A meno che la vostra motivazione per obbedire a Dio sia la gratitudine per la grazia che avete ricevuto, sarete schiavi del dovere religioso. Il vero Vangelo porta unità e libertà. L’ "altro vangelo" distrugge entrambi. E’ solo "in Cristo Gesù" che possiamo godere della libertà dell'accettazione di Dio, a prescindere delle nostre prestazioni, e che possiamo godere dell’unità con gli altri a prescindere dalle nostre origini e culture. E’ stata questa unità e libertà che il vangelo di Paolo ha offerto. Ed è stata questa unità e libertà che Paolo è andato a difendere a Gerusalemme 2000 anni fa.

Così dobbiamo rimanere fedeli al vangelo di Paolo. Il vangelo della grazia. La mia preghiera è che la nostra chiesa si possa fedelmente modellare su questo vangelo e proclamarlo al mondo che ci circonda e ci osserva. Che Nuova Vita sia piena di persone, di ogni cultura, che siano liberate dal senso di colpa dovuto alla religione. Che si sentano libere di godere di un rapporto con Dio nuovo, che cambia la vita per mezzo di Gesù Cristo.

La Meravigliosa Grazia di Dio - Galati 1:10-24

La Meravigliosa Grazia di Dio - Galati 1:10-24

(Per ascoltare il sermone clicca l'immagine qui sopra)


La settimana scorsa abbiamo iniziato a studiare uno dei più importanti libri del Nuovo Testamento.

Lo dico, perché in questa lettera alle chiese di Galazia, Paolo affrontando la definizione del Vangelo stesso (la buona notizia di Gesù). La settimana scorsa abbiamo imparato che la chiesa in Galazia era sotto attacco. Non dai soldati, ma dai capi religiosi che insegnavano un vangelo diverso da quello che Paolo aveva originariamente insegnato loro.

Il Vangelo di Paolo era questo: che noi siamo molto più malvagi di quanto mai potremmo immaginare, ma siamo ancor più amati e accettati in Cristo di quanto potremmo mai sperare. In altre parole, la salvezza viene totalmente dalla grazia. Non la possiamo guadagnare, e non la meritiamo. Dio ci salva perché ci ama.

La differenza era semplice. Questi nuovi insegnamenti dicevano che siamo salvati dalla fede, più l’obbedienza religiosa. O la fede più il lavoro. Per loro, la salvezza non era un dono che riceviamo dal nostro amorevole Padre, ma un salario che guadagniamo da un giudice santo che tiene nota di tutte le nostre azioni.

Paolo dice, comunque, che questo non è affatto il vangelo, e quelli che insegnano un falso vangelo dovrebbero essere condannati. Un’accusa molto dura da fare. Che diritto ha lui per accusare loro? Come facciamo a sapere che il vangelo di Paolo è quello vero? Chi ha ragione?

Oggi risponderemo a questa domanda, e vedremo ancora una volta la vera natura del vangelo di Paolo. La Grazia. Ma prima, leggiamo la lettera.

LEGGIAMO Galati 1:9-24

Ciascuno ha una storia da raccontare. Ma quelli come noi che sono seguaci di Gesù hanno due storie. La prima riguarda chi eravamo prima che Dio ci salvasse, e, la seconda, chi siamo ora che Dio ci ha salvato. Questo perché siamo rinati mediante la nostra fede, e Dio inizia un grande lavoro per renderci una nuova creazione. Quando un credente condivide questa storia, questa è chiamata testimonianza. Nella seconda sezione della lettera di Paolo, egli ci sta dando la sua testimonianza della grazia di Dio nella sua vita. 

Ci sta raccontando la sua storia di conversione e di come Dio lo ha cambiato. Ma la sua motivazione non serve a fare in modo che la gente ammiri il grande uomo che è adesso. Non sta cercando di attirare l’attenzione su se stesso. Sta usando la sua storia per confutare le affermazioni di chi vuole screditare il suo messaggio, e vuole farlo per puntare alla meravigliosa grazia di Dio.

In primo luogo, Paolo vuole che siamo certi che il suo messaggio evangelico non veniva da una riflessione personale, da un ragionamento, o da un pensiero profondo. Non veniva da un confronto sull’argomento con altri capi della chiesa. E dopo che aveva ricevuto il messaggio, questo era stato considerato vero assieme agli altri Apostoli. 

Infatti ricorda loro che, fino alla sua conversione, egli era ostile verso i nuovi seguaci di Gesù. Nel verso 13 ci dice che voleva distruggere la nuova chiesa. Non c’era modo che questo fosse un processo graduale derivato della sua linea di pensiero. In altre parole, Paolo non inventò il messaggio che stava proclamando. In realtà, era l’esatto opposto di quello che avrebbe fatto! Prima che Paolo diventasse un Cristiano, era così violentemente contrario a Gesù che anche guardare e approvare l’uccisione di un Cristiano innocente non aveva alcun effetto su di lui.

Allora cos’è successo? In che modo è cambiato?

LEGGIAMO Atti 9:1-19

Dunque, cosa accadde? Paolo incontrò Gesù. Questa non fu una visione o una catalessi. Il fisico, risorto Gesù apparve a Paolo e tutto cambiò. L’uomo che un tempo contrastava Gesù veniva adesso battezzato come un nuovo seguace di Gesù.

Il punto di Paolo in tutto questo è di stabilire se stesso come un’autorità in materia. Egli sta sostenendo che qualunque altro messaggio su Dio e sulla salvezza è falso. Siamo salvati solo attraverso la fede nel solo Gesù. Se venite con un altro messaggio, Dio lo condannerà. E sulla base della testimonianza di Paolo, e l’affermazione degli Apostoli che camminarono con Gesù durante la sua vita sulla Terra, noi possiamo fidarci di lui. Nel versetto 12 dice che ha ricevuto questo messaggio direttamente da Gesù stesso.

Ma la testimonianza di Paolo non si limita a stabilire la sua autorità. Illustra anche uno degli aspetti più importanti del Vangelo stesso. La sua storia dimostra cosa sia realmente la grazia.

Paolo era un uomo che aveva fatto molte cose terribili. Aveva violentemente perseguitato la Chiesa, ucciso cristiani innocenti solo perché credevano in Gesù. E poco prima della sua conversione, era in procinto di mettere altri cristiani in carcere per la loro fede. Era un uomo molto peccaminoso, pieno di odio.

Eppure, allo stesso tempo, era un uomo che aveva fatto molte opere religiose. Aveva passato anni cercando di vivere secondo le leggi e le tradizioni ebraiche. Era più zelante e giusto di chiunque nel suo tempo, ed era diventato un leader religioso di alto livello. Eppure, tutta questa attività religiosa non lo aveva messo a posto con Dio. Paolo era lo stesso tipo di persona che gli si sta opponendo adesso. Dicono che siamo salvati per opere, ed è quello che lui stesso credeva. Dicono che dobbiamo obbedire a tutti i comandamenti per essere a posto con Dio, proprio come aveva fatto Paolo per tutta la sua vita.

Paolo sta dicendo: “io ci sono stato e l'ho già fatto! So tutto su quel tipo di religione. Ma ora so che non potete rendere voi stessi accettabili a Dio attraverso l’attività religiosa!”

Prima della sua conversione era uno zelante custode delle regole, pieno di orgoglio, e si opponeva violentemente al cristianesimo. La sua è una potente testimonianza al cuore del messaggio cristiano - il vangelo della grazia.

La grazia è il gratuito ed immeritato favore di Dio, che lavora con potenza nei nostri cuori e nelle nostre menti, per cambiarci. E non c'è esempio più chiaro di Paolo, la cui salvezza è per sola grazia. Siamo salvati nonostante il nostro peccato e il nostro fallimento, e non attraverso la nostra prestazione morale e religiosa.

Attraverso la vita di Paolo vediamo che nessuno è tanto buono da non aver bisogno della grazia del vangelo, neanche così cattivo da non poter ricevere la grazia del vangelo. Paolo era molto religioso, ma fu liberato dal vangelo. Paolo era anche profondamente peccatore, ma fu salvato e perdonato dal vangelo.

Mentre Paolo guarda indietro, può vedere che per tutto il tempo la grazia di Dio lo aveva preparato a questo giorno. Nel versetto 15 dice che Dio aveva « resecato sin dal seno di mia madre". Ci sta mostrando che la grazia di Dio aveva modellato il suo cuore, e preparato tutta la sua vita per le cose che Dio lo avrebbe chiamato a fare.

Questo è strabiliante. Paolo aveva resistito a Dio, ma Dio stava usando tutte queste esperienze e anche i suoi fallimenti per prepararlo alla conversione. Tutta la conoscenza della Bibbia e la religione - tutto lo zelo, la formazione, lo sforzo che Paolo utilizzò per opporsi alla Chiesa - veniva usato da Dio per renderlo umile ed equipaggiarlo per essere lo strumento di Dio per costruire la Sua Chiesa. Dio aveva lavorato tutto il tempo per utilizzare Paolo affinché istituisse la vera fede che un tempo aveva osteggiato.

Ma non lo vediamo solo nella vita di Paolo. E’ un tema importante nella Bibbia. Dio si serve di tutto, sia il bene che il male, per raggiungere i suoi scopi. Anche l'opposizione a Dio, e peccare contro Dio, verrà visto alla fine come non aver fatto altro che realizzare il piano di Dio.

Paolo ci mostra, attraverso la sua testimonianza, che il Vangelo ci dà una lente attraverso la quale siamo in grado di revisionare la nostra vita e vedere che Dio ci sta preparando e plasmando, anche attraverso i nostri fallimenti e peccati, per diventare vascelli della sua grazia nel mondo.

Mentre guardate indietro nella vostra vita, potete non vedere questo? Come Dio ha usato tutto il vostro passato per portarvi a questo punto oggi? I vostri successi e insuccessi, le vittorie e le sconfitte? Egli usa tutto questo per preparare il nostro cuore a credere nel Vangelo, e per essere utilizzato da Dio per i suoi fini nel mondo di oggi.

Egli fa tutto questo perché ci ama. Non perché siamo degni. Paolo non era degno del suo amore. Paolo ricevette l'amore e la grazia di Dio semplicemente perché Dio "si compiacque" (v. 15) di dare a Paolo il suo amore e la sua grazia. Egli ci ama semplicemente perché ci ama. E questo è l'unico tipo di amore che di cui possiamo sentirci sicuri, perché è l'unico tipo di amore che non possiamo perdere. Questa è la grazia.

Il Dio della grazia salva i peccatori come Paolo. Egli mostra Gesù sia agli orgogliosi che ai malvagi. Ai religiosi e ai ribelli. E lavora nella nostra vita anche prima di salvarci, per portarci alla fede e per equipaggiarci affinché lo serviamo.

Ma non è qui che la grazia finisce il proprio lavoro. La grazia ha continuato a lavorare nella vita di Paolo. Paolo non ci sta solo mostrando chi era, e come Dio lo aveva salvato, ma anche ciò a cui assomiglia una vita vissuta sotto la grazia di Dio. Vedremo questo nel corso di tutta la lettera ai Galati, ma per questa settimana ci concentreremo su una sola idea in particolare. Tutta questa parte della testimonianza di Paolo inizia con Paolo che dice nel versetto 10, "Vado forse cercando il favore degli Uomini, o quello di Dio?». Paolo sta facendo una domanda, ma la risposta è ovvia. Sta cercando il favore di Dio!

Il Vangelo ci libera da una vita asservita a compiacere altre persone, o dal bisogno di ottenere l'approvazione umana per le cose che facciamo. In altre parole, il Vangelo produce seguaci di Gesù sicuri e senza paura, che fanno ciò che è giusto senza preoccuparsi dell'approvazione o del parere di altre persone.

Un altro modo di metterla, sarebbe "temere l'uomo." Che è in contrasto con "temere Dio". Quando la Bibbia parla del timore di Dio, non significa semplicemente essere spaventati da lui. Il modo migliore con cui posso descrivere questo, è di pensare alla prima volta che mi sono trovato sul Grand Canyon. Non è che avessi la stessa paura che avrei avuto di un uomo che mi minaccia con un coltello. Quello che stavo vedendo era davvero meraviglioso. Ero completamente in soggezione, quasi senza fiato. Ma mentre mi trovavo vicino allo strapiombo, mi ha preso un timore reverenziale per la grandezza di ciò che mi stava di fronte.

La paura di Dio, nella Bibbia, significa essere pieni di stupore e meraviglia e di attrazione per la Sua grandezza. Pertanto, "temere l’uomo" deve significare avere una visione simile delle persone. Significa elevare la loro importanza, o sentirsi in soggezione. Avete bisogno della loro approvazione, o temete la loro disapprovazione. Quando gli permettete di determinare le vostre azioni, state dando loro il controllo dei vostri cuori. In molti modi, diventiamo loro schiavi. Desideriamo l'approvazione di altre persone così tanto, che faremmo tutto il possibile per ottenerla.

Questa è la differenza tra gli uomini e Dio. Con gli uomini, dobbiamo lavorare per guadagnare la loro approvazione. Invece Dio ci approva già in Cristo. Questo è come il Vangelo ci cambia e ci rende liberi. Quando abbiamo fede in Cristo, riceviamo la piena e completa approvazione di Dio. Quando Egli vede un credente, vede Gesù. Questo è grazie alla sostituzione che c’è stata sulla croce. Gesù ha preso tutti i nostri peccati e ci ha donato tutta la sua giustizia. Attraverso Gesù, Dio è pienamente soddisfatto di noi.

Prima che credessimo nel vangelo, vivere una vita che piaceva a Dio era un peso. Lo facevamo per dovere, in modo che Dio ci accettasse. Ma ora possiamo essere rassicurati dall’amore e dall'approvazione di Dio, e allora desideriamo obbedire a Dio. Non lo facciamo al fine di essere accettati o salvati. Noi obbediamo a Dio in segno di gratitudine ora che sappiamo che lui ci ha già salvati!

La grazia di Dio ci libera di vivere in un modo che piace a Dio. Ci dà sia certezza della nostra salvezza, sia la motivazione a vivere in un’obbedienza radicale. Non seguiamo la via di Dio per diventare suoi figli, ma seguiamo la via di Dio in segno di gratitudine per essere già figli di Dio!

In sintesi, Paulo ha condiviso la sua storia con le chiese di Galazia per due ragioni. In primo luogo, stava difendendo la sua autorità ad annunciare l'unico vero Vangelo della grazia. In secondo luogo, gli sta ricordando che è la grazia del Vangelo che cambia la vita e ci rende graditi a Dio. Non l’obbedienza religiosa. Ma in ultima analisi, il suo desiderio per tutto questo è nel versetto 24. Che avessero "glorificato Dio" a causa sua, della sua storia.

Quindi la mia preghiera di oggi per ciascuno di noi è proprio questa. Che, mentre valutiamo la storia di Paolo, possiamo rendere gloria a Dio per la sua capacità di salvare l'orgoglioso e il religioso, e allo stesso tempo di salvare il peggiore dei peccatori. Ciò significa che c'è speranza per ciascuno di noi. Se Dio può salvare Paolo, Dio può salvare noi. Nessuno è così buono da non avere bisogno della grazia del Vangelo, né tanto malvagio da non poter ricevere la grazia del Vangelo. Quindi, rendiamo gloria a Dio oggi, onorandolo per la sua infinita e meravigliosa grazia.

Il Solo Vero Vangelo - Galati 1:1-9

Il Solo Vero Vangelo - Galati 1:1-9

Oggi inizieremo un viaggio di tre mesi in uno dei miei libri preferiti del Nuovo Testamento, scritto da San Paolo. Gran parte di voi ha sentito parlare di Paolo, ma ho l'impressione che non sappiate molto di lui. Paolo era un missionario che ha trascorso la maggior parte della sua vita da adulto a proclamare il vangelo (la buona novella di Gesù) e a far nascere nuove chiese. Dopo aver iniziato una nuova chiesa, avrebbe continuato a . . .