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Continuiamo il nostro studio del libro dei Galati, mentre San Paolo ci mostra ciò che il Vangelo è, ciò che il Vangelo non è, e ora cominciamo a vedere come il Vangelo ci cambia. La scorsa settimana abbiamo studiato lo scopo della legge di Dio. Se non siamo salvati, o resi migliori, seguendo la legge di Dio, perché Dio l’ha data a noi? Abbiamo imparato che in primo luogo Dio ci ha dato la legge per imprigionarci. A causa della legge, nessuno di noi può dire di essere "abbastanza buono" da meritare la salvezza.

La legge ci mostra chi siamo veramente. Siamo peccatori che hanno bisogno di essere salvati. La legge è anche come un tutore, il cui compito primario è quello di condurci a Cristo. Quando ci rendiamo conto di quanto siamo peccatori, e quanto siamo incapaci di guadagnare la strada per Dio, la legge allora ci mostra come possiamo essere salvati solo per grazia, solo mediante la fede. E una volta che la legge ha compiuto il suo lavoro, una volta che ci ha condotto a Cristo, moriamo per esso e non siamo più sotto il suo potere di condannarci.

Così ora, attraverso la sola fede, non ci relazioniamo più a Dio e alla sua legge come criminali, nemici e schiavi. Non siamo più "rinchiusi in prigione", in attesa della morte e la condanna. Paolo ci mostrerà oggi che attraverso la sola fede ci relazioniamo a Dio come i suoi amati figli. E questo cambia tutto.

Leggiamo Galati 3:25-4:7

Così Paolo sta contrastando due diverse realtà. In primo luogo, ‘prima che voi aveste fede', e in secondo luogo ‘dopo che voi aveste fede'. Sta contrastando, ancora una volta, cosa significa essere salvati di fede, o cercare di essere salvati dalle opere buone. Prima di avere una fede salvifica in Cristo, siamo trattati come prigionieri e schiavi, con la speranza che la legge possa agire come tutore e condurci alla fede in Cristo. Ma finché questo non avviene, la nostra identità rimane invariata.

Siamo schiavi del peccato, prigionieri della legge e nemici di Dio in attesa del suo giudizio su tutto ciò che abbiamo fatto peccando contro di lui. Questa identità non cambierà mai, a meno che la fede entri in gioco. E non una fede generica in Dio o una fede generica in Gesù. Siamo salvati solo attraverso una fede specifica nel messaggio del Vangelo. Il messaggio che siamo salvati per la sola grazia di Dio, attraverso la sola fede, secondo la sola vita di Gesù. Nel momento in cui riponiamo la nostra fiducia in quel messaggio, in contrapposizione al falso messaggio di "salvezza per opere", noi siamo salvati e la nostra identità cambia. Paolo ci dice che ora siamo "figli di Dio per la fede."

Questa dottrina, questa idea che ora siamo "figli di Dio mediante la fede", è il cuore stesso della vita cristiana. Non è qualcosa per cui stiamo lavorando, è una identità che già abbiamo, e che già siamo. Mediante la fede, siamo figli di Dio.

Ma questo implica che non sia un'identità universale. La maggior parte della gente pensa che siamo tutti figli di Dio quando nasciamo. Ma la Bibbia non dice nulla del genere. Sì, siamo tutti creazioni di Dio. Ma essere suoi figli è una storia completamente diversa. Diventiamo suoi figli solo quando abbiamo fede nel Suo Figlio, Gesù Cristo. Diventiamo figli di Dio mediante la fede.

"Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome.” Giovanni 1:12

Quindi, in che modo la fede in Cristo implica che siamo trattati come figli? Guardate il versetto 27. Mediante la fede, Paolo ci dice che ci siamo rivestiti di Cristo. Siamo letteralmente ricoperti dalla veste di Cristo. Cosa significa questo? Perché Paolo sceglie questa metafora?

In primo luogo, essa rivela la nostra nuova identità. I vestiti spesso raccontano chi sono le persone. Una uniforme, per esempio, può dirci che tipo di lavoro fate. Il nostro stile può identificarci con una certa classe sociale o un gruppo di persone. Ma dire che Cristo è il nostro abito è dire che, alla fine, che non ci identifichiamo in nessuna di queste classificazioni. Ora ci identifichiamo principalmente in Cristo. Siamo cristiani prima di essere qualunque altra cosa.

In secondo luogo, ci mostra la vicinanza del nostro rapporto con Cristo. Non c'è nulla di più "vicino" a voi che i vostri vestiti. Vanno ovunque con voi, vi affidate a loro per ripararvi. Abbiamo istante per istante dipendenza dai vestiti che indossiamo. Allo stesso modo, i cristiani sono chiamati ad avere istante per istante dipendenza da Cristo, pienamente consapevoli della vicinanza della nostra relazione con lui mediante la fede.

In terzo luogo, ci ricorda la nostra accettabilità a Dio. Gli abiti coprono la nostra nudità, la nostra vergogna. Poiché siamo rivestiti di Cristo, Dio non ci vede per chi siamo veramente. Dire che siamo rivestiti di Cristo vuol dire che agli occhi di Dio siamo amati grazie a Gesù. Quando Dio ci guarda, sceglie di vedere le opere di suo Figlio. Gesù ci ha tolto i nostri stracci sporchi di peccato e vergogna e ci ha dato da indossare la Sua giustizia e perfezione.

Questo è il motivo per cui Dio può chiamarci figli. Mediante la fede riceviamo interamente una nuova identità e una nuova vita. Va ben al di là dell'obbedienza alle regole. La fede ci porta in una relazione d'amore con Cristo che cambia ogni aspetto della nostra vita. Paolo sta dicendo siamo amati da Dio, e pienamente accettati da Dio, sulla base della nostra nuova identità come suoi figli.

E di conseguenza Paolo ci mostra ciò che questo significa per noi in comunità. Che in Cristo siamo un tutt’uno. Il Vangelo è un grande strumento che ci rende uguali. Non importa quale sia il nostro storia, non importa chi eravamo prima, in Cristo siamo uniti come uno. Questo perché la prima e più importante parte della mia identità non è il mio lavoro, il mio sesso, o la mia classe sociale. E' la mia identità di cristiano. La mia identità come figlio di Dio. Questo significa che tutti i muri che normalmente dividono le persone cadono davanti alla croce. Paolo ci mostra tre strade nel verso 28.

Primo, le barriere culturali. "Né Giudeo né greco" dice. Nella famiglia del popolo di Dio, non c'è posto per le divisioni culturali. Persone di una cultura non devono diventare come le persone di un'altra cultura al fine di diventare più accettate da Dio. Né abbiamo bisogno di guardare dall'alto in basso quelli di altre culture e provenienze. Nella chiesa, dovremmo accettare l'un l'altro con amore, nonostante una diversa razza, cultura o un diverso passato.

Secondo, le barriere della classe sociale. "Né schiavo né libero." Nel mondo, si tende a trascorrere il tempo solo con quelli che sono come noi. I ricchi escono con ricchi, i poveri con i poveri. Avvocati e medici non escono con camerieri e baristi. Come popolo di Dio, cerchiamo di superare le barriere e di portare l'unità. Riuscite a immaginare uno schiavo condividere un pasto con un aristocratico 2000 anni fa? Questo è ciò che Paolo stava chiamando la Chiesa a fare. La vera unità non ha muri.

Terzo, le barriere di genere. "Né maschio né femmina." Questo è stato probabilmente uno dei principali ostacoli ai tempi di Paolo. Le donne erano considerate assolutamente inferiori agli uomini. Ma Paolo sta dimostrando che nulla è al di fuori della chiamata dei Vangeli all'unità. Perché le donne sono uguali davanti a Dio, allora devono essere trattate come uguali nella chiesa. 

Vedete, il Vangelo cambia la nostra prospettiva su ogni sfera della vita. E questo viene mostrato attraverso la comunità cristiana. Siamo uomini e donne che vedono come prima priorità quella di raggiungere la nostra nuova identità come cristiani. E Paolo vuole che il Vangelo abbatta le barriere tra noi, in modo che possiamo riflettere la vera natura della grazia verso un mondo che è attorno a noi e che ci osserva. In sintesi, il suo ragionamento è questo:

Primo: Quando abbiamo capito che siamo tutti peccatori, il nostro orgoglio viene rimosso. Non possiamo più pensare di essere migliori delle altre persone. Senza distinzione di razza, sesso, stato sociale; a prescindere dalla vostra conoscenza teologica, i vostri doni e passioni; indipendentemente dalla vostra maturità spirituale, quanto o quanto poco peccate, o quanto bene "seguite" il Vangelo, siamo tutti ancora miserabili peccatori bisognosi della grazia di Dio. Quindi, non c'è ragione di creare muri divisori quando abbiamo tutti lo stesso inizio senza speranza. Dovremmo accettare tutti come uguali.

Secondo: i privilegi che otteniamo nel Vangelo sono così grandi che eliminano tutte le divisioni terrene. Siamo adottati nella famiglia di Dio, vestiti della giustizia di Cristo, e pieni di Spirito Santo. Come posso guardare dall'alto qualcuno che è rivestito di Cristo e chiamato Figlio di Dio? Oppure, perché mai dovrei essere geloso della posizione sociale di qualcun altro quando sono dichiarato perfettamente giusto e sono diventato figlio adottivo di Dio? Nient'altro dovrebbe contare.

Così Paolo ci dice che siamo diventati figli di Dio mediante la fede per essere rivestiti di Cristo, e questo dovrebbe portare a una unità nella chiesa che abbatte i muri divisori. Ma ora si arriva al cuore. Perché questo conta per voi, adesso?

"E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: "Abbà! Padre!". Così tu non sei più servo, ma figlio; e sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio." 4:6

In primo luogo, Paolo ci dice che cambia il modo di rapportarci a Dio. Non ci relazioniamo più a lui in un modo generico, distante. O peggio, non ci relazioniamo più a lui come nemici (che è quello che veramente siamo, prima della fede). Ora abita in noi e lo chiamiamo Padre. La parola "Abbà" sarebbe la parola con cui un bambino innocente chiama suo padre. “Papà" può essere una buona traduzione. Proprio come un bambino dice "papà", così i cristiani possono avere la certezza che Dio ci ama come figli, e lo possiamo chiamare "papà". Non ci rivolgiamo a lui come a un creatore lontano. Ci riferiamo a lui come il nostro amato padre. E questo si realizza per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi.

L'opera di Cristo è qualche cosa fatta esternamente a noi, ed è qualcosa che possiamo comprendere senza "sentire" niente nei nostri cuori. Può essere vero su di noi, ma potremmo non sentirlo mai. Ma l'opera dello Spirito è fatta internamente a noi, e permette ai nostri cuori di sapere (sia intellettualmente sia ora emotivamente) che siamo i suoi figli. Godiamo tutti i doni del Vangelo, come lo Spirito opera nei nostri cuori per aiutarci a sperimentare la gioia della nostra nuova salvezza.

In secondo luogo, Paolo ci dice che cambia la nostra eternità. Quali sono i privilegi di essere un figlio di Dio? Primo, abbiamo visto che ora abbiamo l'intimità con il nostro Creatore e Padre, ma ora Paolo ci sta dicendo che abbiamo autorità e privilegi come eredi.

Essere figlio di Dio significa che ognuno di noi è un erede. Ai tempi di Paolo, se un proprietario terriero non aveva figli, poteva adottare un servo o uno schiavo e farlo diventare suo erede. Quel servo, che ora è un figlio adottivo, ha il titolo giuridico su tutte le proprietà del padre, perché è stato trattato come figlio unico.

In Cristo, siamo schiavi che sono stati adottati dal Padre. Così ora possiamo avere una nuova fiducia e audacia ogni giorno. Non abbiamo più bisogno di camminare nella paura perché il nostro Padre possiede tutto! Il mondo può venire a mancare, potremmo perdere tutto quello che abbiamo in questa vita, ma ora abbiamo la garanzia che Dio condividerà tutta la sua gloria con noi in futuro. Mediante la fede, Dio ora ci tratta come se avessimo fatto tutto ciò che Gesù ha fatto. Siamo trattati come "figli unici", come Gesù. Abbiamo ereditato legalmente i diritti dello stesso Gesù. Possiamo avvicinarci a Dio come se fossimo belli, impeccabili, eroici e fedele come lo stesso Gesù. Tutto ciò che è suo, ora è il nostro.

Quindi la domanda è: vi state comportando come schiavi? O come figli?

Avete paura di avvicinarsi a Dio, per paura che possa rifiutarvi? Siete preoccupati per quello che sarà il futuro, mettendo tutta la vostra speranza in ciò che questa vita ha da offrire? State lavorando duramente per essere accettati da Dio, con la piccola speranza che un giorno Dio potrebbe risparmiarvi se siete stati abbastanza buoni?

OPPURE state rivolgendovi fiduciosi al padre in preghiera, gridando: "Abbà, papà!". Siete rallegrati da quello che vi è stato promesso attraverso il Vangelo? Che Dio sta creando un posto per voi in sua presenza per sempre? Che tutto ciò che il Padre possiede ve lo darà un giorno, indipendentemente da quanto siete stati buoni? Che in Cristo siete perfettamente e completamente accettati, solo per grazia mediante la fede?

Agiamo come figli. Confidiamo in Cristo per la nostra salvezza, e abbiamo fiducia nello Spirito perché possa darci la certezza di camminare in questa verità. Prego che oggi voi sappiate che attraverso la sola fede siete figli di Dio, co-eredi con Cristo, e non abbiate nient’altro da dimostrare. E prego che questa speranza inondi i vostri cuori con l'assicurazione che cambia la vostra vita e che siamo Suoi per sempre.

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